AUMENTANO I SOTTOSCRITTORI DELLA CARTA DEL CLIMA

Con il recente ingresso di Nike, 4sustainability_climate_actioncresce ancora in autorevolezza la Fashion Industry Charter for Climate Action, la carta sul clima lanciata nel 2018 dai maggiori player della moda sotto la supervisione delle Nazioni Unite. L’obiettivo comune è l’impegno per la riduzione dell’impatto ambientale, arrivando all’azzeramento entro il 2050 delle emissioni di gas serra.
Con la sua adesione, il brand numero uno dello sportswear mondiale rafforza il contributo della moda sportiva nel Fashion Industry Charter for Climate Action, dove già figurano, tra gli altri, Adidas, SalomonPeak Performance, VF Corp, New Balance e Puma.
A rappresentare l’alta moda ci sono invece KeringBurberryHugo Boss e Stella McCartney, mentre il fast fashion vede la presenza di entrambi i colossi del settore: Inditex e H&M.

Tra i nomi più noti del mondo jeans troviamo Levi’s e Denim Expert Limited. Interessante, infine, il caso di The RealReal, prima azienda del mercato resale ad aderire all’iniziativa.

L’Italia brilla purtroppo per la sua assenza. L’unico brand italiano ad aver sottoscritto la Carta del Clima delle Nazioni Unite è infatti Pidigi, fornitore di materiali, accessori e componenti per l’industria tessile con base nel veronese da circa 45 milioni di euro di fatturato. Mancano invece i nomi più altisonanti del made in Italy, sebbene alcuni marchi siano presenti indirettamente come controllati dal gruppo Kering.

Firmando il Fashion Industry Charter for Climate Action, le aziende si sono impegnate non solo a ridurre in modo significativo le loro emissioni di gas serra, ma anche a utilizzare materiali a basso impatto e a quantificare, tracciare e riportare pubblicamente le loro emissioni. Tra le dichiarazioni rilasciate, inoltre, emerge quella di collaborare con degli esperti per strutturare un percorso di decarbonizzazione per l’intera industria della moda.
Si tratta, insomma, di un programma impegnativo ma essenziale, realizzabile solo facendo squadra. Solo condividendo metodo e obiettivi tra brand e filiera, infatti, è possibile rendere il percorso verso lo sviluppo sostenibile più lineare e i risultati più significativi.