IL LATO OSCURO DEGLI ACQUISTI ONLINE

acquisti_online_impatto_ambientaleLo sapevate che solo in Italia si contano oltre 20 milioni di consegne al mese per un valore pari a circa 40 miliardi di euro? Una cifra considerevole, che deve fare i conti con l’altrettanto considerevole impatto ambientale legato agli acquisti online. Si pensi infatti agli imballaggi di plastica dei prodotti spediti e ad aspetti quali l’immediatezza della consegna o l’azzeramento dei costi per il consumatore che può beneficiare di spedizioni e resi gratuiti. Questi meccanismi, che gli e-tailer cercano di soddisfare, rappresentano un costo per le imprese e il pianeta che dovrebbe far riflettere.

AZIENDE VIRTUOSE
Ecco allora che si fanno notare alcune realtà virtuose, aziende che hanno deciso di intraprendere una svolta green. Zalando, ad esempio, ha convertito le beauty bags dalla plastica alla carta, rendendole così riciclabili e riutilizzabili. Il suo competitor, Asos, ha scelto di usare il 25% di materiale riciclato per i sacchetti che avvolgono i prodotti spediti e scatole di consegna composte da materiali da riciclo.
Negli Stati Uniti troviamo Reformation, che utilizza involucri già compostabili al 100%, Pvh, il cui il 74% del packaging è riciclabile e Burberry, che si è impegnata a bandire la plastica da tutti gli imballaggi entro il 2025.

CONVIENE INVESTIRE IN UN PACKAGING GREEN?
Ma se le aziende investono per rendere il packaging più sostenibile, chi lo pagherà il maggior prezzo? I consumatori finali saranno disposti a spendere di più per un prodotto green?
Secondo un’indagine di Barclays Corporate Banking, in Gran Bretagna solo il 38% dei consumatori si dichiara disponibile a pagare un extra perché i prodotti acquistati online arrivino a destinazione in un pacchetto ecosostenibile. Uno dei nodi da sciogliere, quindi, è capire chi può accollarsi i maggiori costi degli investimenti.

L’IMPATTO DEI RESI E IL FENOMENO DEL WARDROBING
Come accennato, anche i resi hanno un elevato impatto sia a livello economico che a livello ambientale. Negli Stati Uniti, ad esempio, il trasporto ha superato le centrali di energia nella produzione di gas serra. Questo modello logistico si può arginare solo cambiando le abitudini dei consumatori che, nel mondo anglofono, stanno andando verso il fenomeno del Wardrobing. Da un sondaggio di Checkpoint Systems con focus sul mercato inglese è infatti emerso che, su poco più di 1.500 consumatori, oltre un quinto ha ammesso di acquistare vestiti con l’intenzione di indossarli e poi restituirli.

Ciò che sembra necessario, a questo punto, è fare un passo indietro sensibilizzando il pubblico all’arte dell’attesa per ridurre l’inquinamento e a una politica dei resi che preveda il pagamento a carico del consumatore per arginare restituzioni “improprie”.

Fonte: Pambianco