L’INSOSTENIBILITÁ DELLA MODA INGLESE

4sustainability_moda _inglese_insostenibile“L’industria inglese della moda non è più sostenibile e le grandi griffe devono impegnarsi seriamente nella tutela dei lavoratori e dell’ambiente”. Questo il monito del Parlamento britannico a un settore che, secondo Reuters, vale oggi più di 36 miliardi di euro.
I principali temi di discussione riguardano gli sprechi, l’inquinamento e il conseguente impatto ambientale, i livelli di retribuzione bassi e l’induzione dei clienti a un consumo eccessivoSu quest’ultimo aspetto sono stati diffusi alcuni dati eloquenti che vedono il Regno Unito come il maggior consumatore di vestiti rispetto ad altri Paesi europei (si parla di circa 26,7 Kg pro capite all’anno, contro i 16,7 Kg della Germania e i 16 Kg della Danimarca, rispettivamente al secondo e terzo posto).  Il boom della fast fashion, in altre parole, si è dimostrato oltre Manica di gran lunga superiore al resto dei Paesi europei.

Quando si parla di fast fashion, da un punto di vista mediatico i riflettori sono solitamente puntati sugli assortimenti sempre più ampi, sul numero di collezioni sempre maggiore e su un riallestimento frequente delle vetrine che induce le persone a volersi accaparrare subito la novità del momento.

È importante considerare, però, anche l’altra faccia della medaglia, ovvero gli attori che operano lungo la filiera produttiva della moda. E che sono i protagonisti del cortometraggio vincitore del Best Green Fashion Film dal titolo #whomademyclothes?. Obiettivo: condividere e sensibilizzare le persone sull’importanza della sostenibilità nell’industria della moda facendo luce sulle condizioni di vita e di lavoro di chi sta dietro le quinte.

Nel mirino dell’Environmental Audit Committee del Parlamento inglese, oltre a importanti brand di rilievo internazionale, ci sono anche i rivenditori, interrogati sull’uso di cotone organico o sostenibile, sulla limitazione degli scarichi di sostanze chimiche pericolose e sul riutilizzo degli scarti di produzione.

Possiamo vedere quindi come piano piano il tema della sostenibilità raggiunga sempre più la sensibilità di tutti, opinione pubblica e Governi compresi. Questo perché, in ultima analisi, siamo tutti consumatori finali, tutti sempre più consapevoli delle problematiche ambientali e del benessere individuale e tutti, di conseguenza, un po’ più inclini ad abbracciare una causa comune come quella dello sviluppo sostenibile.