RESPONSIBLE LABELLING: COMUNICARE LA TRACCIABILITÁ

4sustainability_francesca_rulliL’Unione Europea e molti stati membri, a livello di legislazione nazionale, hanno sancito il diritto dei consumatori di acquistare in modo responsabile. I consumatori, dal canto loro, mostrano una crescente sensibilità ai temi della sostenibilità e della responsabilità sociale, al punto da modificare in tal senso i propri comportamenti di acquisto.
Un’indagine condotta nel 2018 da Pwc su un campione di circa 2500 giovani italiani ha rilevato che oltre il 75% di essi è disposto a riconoscere un premium price per prodotti che forniscono informazioni affidabili sulla loro sostenibilità e sulla responsabilità sociale dei luoghi in cui sono stati realizzati. Informazioni che, a fronte di acquisti sempre più praticati via web, in tanti preferiscono trovare sull’etichetta dei prodotti.

Al convegno Responsible Labelling, organizzato il 5 luglio a Milano da Associazione Italiana Commercio Estero (AICE) e Assocamerestero in collaborazione con ICMQ India, si è parlato di questi temi e delle strade percorribili per offrire al consumatore ciò che sempre più spesso pretende: un’informazione affidabile e consistente sulla sostenibilità dei processi, oltre che dei prodotti, lungo l’intera catena di fornitura.
Ebbene, la strada per eccellenza sembra essere quella dell’Etichettatura Responsabile, appunto. Una due diligence di terza parte indipendente basata su una serie di criteri per valutare l’esposizione ai rischi di impatti negativi su tutti gli aspetti della responsabilità sociale.

Il programma Get It Fair presentato in occasione dell’evento milanese è un esempio di questo approccio. Uno schema robusto perché dotato di caratteristiche distintive rispetto a iniziative similari.
L’evento Responsible Labelling si è articolato in quattro panel distinti, uno dei quali dedicato proprio a Get It Fair. Negli altri tre si è data voce agli attori coinvolti nel percorso auspicabile del mercato verso un’etichettatura responsabile: aziende, camere di commercio italiane all’estero, atenei e una realtà come Process Factory specializzata nell’accompagnare la filiera moda in un adeguamento culturale, prima ancora che organizzativo, necessario per lo sviluppo.

L’attività pioneristica di 4sustainability, prima linea italiana di servizi strutturata per accompagnare lo sviluppo sostenibile delle imprese del settore, è stata rappresentata a Milano dalla sua ideatrice Francesca Rulli, che ha presentato il Protocollo Chemical Management 4sustainability come esempio di implementazione credibile di un percorso di sostenibilità e, più in particolare, del processo di eliminazione delle sostante chimiche tossiche e nocive in produzione.
Credibile perché fondato su un metodo strutturato e un piano operativo di lavoro, su una piattaforma informatica per la gestione dei dati e sulla conformità alla metodologia ZDHC, adottata oggi dai maggiori brand del mondo.
Credibile perché rendicontato in indicatori per la trasparenza dei risultati ottenuti e la relativa comunicazione.

“4sustainability – ha rimarcato Francesca Rulli – è un’esperienza di grande soddisfazione: una linea di Protocolli progettati per consentire alle aziende che veramente credono nella sostenibilità di dare evidenza al loro impegno e valore alla loro produzione sostenibile, comunicando col mercato in modo trasparente e attendibile. Impegno, metodo e collaborazione stanno portando risultati tangibili a tutte le aziende 4S”.