VERSO UNA FAST FASHION SOSTENIBILE

4sustainability_report_sostenibilità_h&m_2018Secondo l’indagine IPSOS Sustainable Fashion Survey del novembre 2018, condotta su un campione di 7.701 persone di 7 diversi Paesi (Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Germania, Italia, Polonia e Spagna) i consumatori associano al concetto di catena di fornitura sostenibile i player della fast fashion come H&M, piuttosto che i grandi marchi del lusso.

L’evidenza non pare casuale. Dal H&M Group Sustainability Report 2018 emerge infatti che il 57% dei materiali usati dal brand per produrre i suoi prodotti sono riciclati o derivanti da altre fonti sostenibili. In particolare, sarebbe riciclato o comunque di natura sostenibile il 95% del cotone.
Se da un lato H&M si impegna a un’attenta selezione dei materiali, dall’altra spinge per la trasparenza su larga scala, dando la possibilità di accedere a un gran numero di informazioni e dettagli sui propri capi. Nello store online di H&M e H&M Home, la maggior parte degli articoli ha una propria pagina “sostenibilità del prodotto”, una sorta di scheda con informazioni relative a materiali utilizzati, Paese di produzione, nomi dei fornitori, nomi e indirizzi degli stabilimenti di produzione e così via.

“Siamo davvero orgogliosi di essere il primo retailer globale di moda delle nostre dimensioni a lanciare questo livello di trasparenza del prodotto”, ha commentato Isak Roth, head of sustainability di H&M. “Vogliamo essere aperti e trasparenti e mostrare chiaramente dove sono realizzati i nostri prodotti. In questo modo ci auguriamo di imporre un certo standard nel nostro settore e incoraggiare i clienti a fare scelte più sostenibili. Sentiamo la responsabilità di rendere la trasparenza un elemento cruciale per contribuire a creare un’industria della moda più sostenibile”.

Sul fronte dell’economia circolare, H&M ha creato una nuova Water Roadmap per la catena di fornitura. Tra gli obiettivi, ricordiamo la riduzione del 25% del consumo di acqua in produzione, contestualmente a una massimizzazione dell’utilizzo dell’acqua piovana – laddove possibile – e il riutilizzo del 15% delle acque reflue nei processi produttivi entro il 2022.

Un bel passo avanti per uno dei maggiori player della Fast Fashion. L’augurio è che faccia scuola, contribuendo a “contaminare” il settore senza distinguo di categoria.