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	<title>Rossella Santoro, Autore presso 4sustainability</title>
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	<description>Your Way to Sustainable Fashion</description>
	<lastBuildDate>Fri, 19 May 2023 12:18:17 +0000</lastBuildDate>
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		<title>MODA SOSTENIBILE E COMPORTAMENTI DI ACQUISTO: FOCUS SULLA GEN Z</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/moda-sostenibile-e-comportamenti-d-acquisto-focus-sulla-gen-z/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rossella Santoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Sep 2021 15:01:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[economia circolare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di ricerche che indagano i comportamenti di acquisto dei consumatori ce ne sono tante. E di solito, quello che emerge [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/moda-sostenibile-e-comportamenti-d-acquisto-focus-sulla-gen-z/">MODA SOSTENIBILE E COMPORTAMENTI DI ACQUISTO: FOCUS SULLA GEN Z</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Di ricerche che indagano i comportamenti di acquisto dei consumatori ce ne sono tante. E di solito, quello che emerge è la maggiore sensibilità della Gen Z verso tematiche sostenibili. Una sensibilità, però, che non ha sempre un risvolto pratico coerente. Vediamo perché.</p></blockquote>
<p>Secondo la ricerca <strong>The Future of Retail Store and Customer Engagement in the New Normal</strong>, i fattori chiave che guideranno gli acquisti nel prossimo futuro sono il benessere delle persone, l’attenzione alla filiera e al rapporto qualità-prezzo e, soprattutto, <strong>un nuovo modo di intendere la sostenibilità</strong>.<br />
Realizzata tra gennaio e febbraio di quest’anno dagli studenti del MAFED – il Master in Fashion, Experience &amp; Design Management di SDA Bocconi – l’indagine coinvolge un campione di 560 consumatori di tutte le fasce di età residenti in diverse parti d’Europa.<br />
I dati che emergono evidenziano molteplici tendenze, tra cui il passaggio da un mercato<strong> Business to Business (B2B) </strong>a uno<strong> Human to Human (H2H)</strong>, la graduale perdita di valore del semplice “Made in”, il boom del second hand e via dicendo.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Da assistente alla vendita a influencer il passo è breve</strong></span></h2>
<p>È convinzione diffusa che le assistenti alla vendita diventeranno delle vere e proprie influencer. Un segnale da tenere sott’occhio per le aziende che vogliono stare al passo e che potrebbero dover formare i propri dipendenti in tal senso.<br />
Il segnale, tra l’altro, ben si collega al fenomeno che spopola in Cina già da qualche anno, ovvero il <a href="https://www.mckinsey.com/business-functions/mckinsey-digital/our-insights/its-showtime-how-live-commerce-is-transforming-the-shopping-experience" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>live-streaming e-commerce</strong></a>, una <strong>modalità di vendita in diretta mista a intrattenimento</strong> in cui gli influencer ingaggiano i propri follower con offerte spesso limitate nel tempo. Nemmeno a dirlo, i protagonisti di questo fenomeno sono gli appartenenti alla Gen Z e alla Gen Y.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>La crisi del “Made in”</strong></span></h2>
<p>Dalla ricerca emerge che la dicitura &#8220;Made in&#8221; non significherebbe più molto, per giovani e giovanissimi. Se in un passato non molto lontano bastava leggere “Made in Italy” per stare sereni, adesso l’asticella si è alzata: la Gen Z vuole maggiori dettagli su trasparenza e <a title="Tracciabilità Filiera Moda" href="https://www.4sustainability.it/facciamo-il-punto-sulla-tracciabilita-nel-fashion/">tracciabilità della filiera</a>. Per i nuovi consumatori, insomma, un prodotto “Made in China” corredato di informazioni sulla sua tracciabilità può avere maggior valore di prodotto “Made in Italy” che ne sia sprovvisto.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Gen Z e il boom del second hand</strong></span></h2>
<p>Una tendenza che emerge dalla ricerca della Bocconi riguarda il <strong>fenomeno del pre-owned</strong>, che vede in prima linea ancora una volta le nuove generazioni. L’indagine evidenzia come il 69% dei consumatori sia disposto a pagare un <em>premium price</em> per comprare vestiti di seconda mano verificati dai brand, contribuendo così al modello di <strong>economia circolare</strong>.</p>
<p><strong>Erica Corbellini</strong>, docente in Fashion &amp; Luxury Management della SDA Bocconi School of Management, afferma: <em>“Il fenomeno del pre-owned, che potrebbe essere percepito come una minaccia, permette in realtà ai marchi di moda di allungare il ciclo di vita dei prodotti, contribuire all’economia circolare e rendere determinati prodotti più accessibili anche a nuove categorie di consumatori”</em>. Ne è un ottimo esempio la decisione di <strong>Kering </strong>di acquistare una quota di <strong>Vestiaire Collective</strong> – la piattaforma leader nel settore dell’usato – perché conferma che <strong>il futuro della moda passerà anche per il second-hand</strong>.</p>
<p>Secondo <strong>François-Henri Pinault</strong>, Presidente e CEO di Kering, “<em>il lusso</em><em> second-hand è ormai una realtà con radici consolidate, specialmente tra i consumatori più giovani”.<br />
</em><strong>Grégory Boutté</strong>, Chief Client e Digital Officer di Kering, aggiunge:<em> “La nostra strategia innovativa mira a investire nei brand e nelle tecnologie della prossima generazione di cons umatori, proponendo modelli di business all’avanguardia che ci consentano di servire ancora meglio i nostri clienti e di migliorare la nostra performance. Investire in Vestiaire Collective è assolutamente coerente”.</em></p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Nuove abitudini di consumo</strong></span></h2>
<p>Sul fenomeno del pre-owned, citiamo un’altra ricerca pubblicata da <strong>Thred UP</strong> – il negozio online di consegna dell’usato – dal titolo <strong>2021 Resale Report</strong>. Se ne ricava, fra le altre cose, che le nuove generazioni stanno alimentando l’ascesa del second hand. Prime a pari merito con il 46% le donne della Gen Z e della GenY, seguite con il 38% dalle donne della Gen X e dalle Baby Boomers con il 20%.</p>
<p>Lo stesso Report evidenzia come <strong>la Gen Z </strong>abbia sviluppato<strong> una mentalità completamente nuova sul consumo di abbigliamento</strong>. Ad esempio, i più giovani sono il 165% più propensi dei Baby Boomers a considerare il valore di rivendita dei vestiti prima di procedere con l’acquisto e l’83% più propensi a concordare sul fatto che la proprietà dei capi di abbigliamento sia temporanea. Hanno inoltre il 33% di probabilità in più di rivendere gli abiti acquistati.<br />
Sono dati, questi, coerenti con il quadro tratteggiato da un recente articolo di <strong>Bloomberg</strong>, dal titolo <a href="https://www.bloomberg.com/opinion/articles/2021-05-22/gen-z-balances-sustainable-thrifthaul-and-fast-fashion-sheinhaul-on-tiktok" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Gen Z’s Used Clothing Hacks Won’t Save the Earth</strong></a>. Qui, si evidenzia come la Gen Z abbia contribuito all’ascesa di piattaforme di rivendita di abbigliamento come <strong>Vinted</strong> e <strong>Depop</strong> e app di noleggio come <strong>Hurr </strong>e <strong>By Rotation</strong>.</p>
<p>Se il fenomeno del second hand è una strada per ridurre gli sprechi e allungare la vita degli abiti, la <strong>rivalorizzazione fai da</strong> <strong>te</strong> dei capi è una storia diversa. Sono tanti i video tutorial diffusi sui social network in cui i giovani influencer dispensano pratici consigli su come dare nuova vita ai vestiti. Hashtag come <strong>#knitting</strong> e <strong>#thrifthaul</strong> fanno milioni di visualizzazioni su Tik Tok – un trend figlio della pandemia che ha riportato in auge mestieri manuali come il lavoro a maglia e all’uncinetto e il fai da te più in generale.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Gen Z e sostenibilità: quanto è vero il binomio?</strong></span></h2>
<p>Studi, ricerche e articoli concordano nel rappresentare i più giovani come il volano di una rivoluzione sostenibile. Ma è davvero così? Perché, in questo caso, l’hashtag <strong>#Sheinhaul</strong> ha <strong>2,3 miliardi di visualizzazioni su Tik Tok</strong> mentre hashtag come #knitting e #thrifthaul ne hanno decisamente meno?<br />
Shein è lo store di moda ultra-economica e ultraveloce, Shein Haul è la pratica che consiste nel mostrare – e promuovere – gli abiti a marchio Shein attraverso video o foto sui social. L’app di shopping Shein, inoltre, è la più scaricata negli USA e i maggiori acquirenti del brand appartengono alla Gen Z.</p>
<p>Le motivazioni alla base di questa contraddizione sono di varia natura. La prima, probabilmente, deriva dalla <strong>pressione dell’online</strong>. Ovvero di un mondo che ha sempre sete di contenuti (e abiti) nuovi e che non agevola il consumo sostenibile, specie da parte di ragazzi nati nell’era del digitale.<br />
“<em>Fast fashion e social media si rispecchiano nel modo in cui forniscono dopamina e gratificazione immediata”</em>, spiega la psicologa della moda <strong>Shakaila Forbes-Bell</strong>. <em>“Pratiche di moda più sostenibili come la slow fashion contrastano con tutto ciò che i social media sono davvero e cioé velocità, novità, brillantezza”</em>.</p>
<h2><span style="color: #99b812;">La moda a noleggio</span></h2>
<p>C’è da dire che tanti <strong>appartenenti alla Gen Z non hanno un proprio stipendio</strong> e per loro risulta quindi più difficile comprare abiti sostenibili che di prassi costano ancora di più.</p>
<p>“<em>Viviamo in un momento storico in cui le produzioni si stanno gradualmente convertendo in produzioni sostenibili</em>”, sottolinea <strong>Francesca Rulli</strong>, ideatrice del marchio e sistema di certificazione della moda sostenibile <strong>4sustainability</strong>. “<em>La tracciabilità del prodotto, l’attenzione alle persone e ai loro diritti, alla loro sicurezza e al loro benessere, l’uso più accorto di acqua ed energia, l’uso di chimica sostenibile, la riduzione delle emissioni in atmosfera… Tutto questo rende sicuramente più costoso il prodotto sostenibile, perché più importante è anche il suo valore. I consumatori, soprattutto i più giovani, stanno iniziando a farsi queste domande, il che li predispone a scelte più consapevoli o alternative, come il riuso o il noleggio</em>”.</p>
<p>Insomma, la tendenza è comprare meno ma bene – che poi vuol dire <strong>avere guardaroba meno pieni</strong>, dove riporre capi e accessori di migliore qualità e dunque più durevoli – optando in alternativa per il <strong><em>ranting</em></strong>. Uno studio della <strong>Washington State University</strong> ha evidenziato che proprio la Gen Z è la più orientata al noleggio di capi, con il 55% del campione che lo ha già sperimentato proprio per una maggiore attenzione a comportamenti di consumo meno impattanti e più responsabili.<br />
La stessa tendenza era stata rilevata anche dall’<strong>Altagamma Consumer Insight</strong>, pubblicato lo scorso giugno: Millennials e Gen Z stanno guidando la crescita dell’industria del lusso, ne rappresenteranno il 60% dei clienti nel 2025 e saranno i pionieri del <em>renting</em>. Il 21% di loro è propenso a questo tipo di servizio, contro il 9% delle altre generazioni. Secondo <strong>Allied Market Research</strong>, entro il 2023 il business della moda a noleggio raggiungerà un valore di oltre <strong>1,9 miliardi di dollari</strong>.</p>
<p>Il noleggio di abiti è l’opposto del fast fashion e rappresenta una perfetta soluzione per chi sogna un vasto guardaroba che non alimenti sprechi e inquinamento.<br />
Una conferma ci viene in tal senso dagli Stati Uniti, dove secondo uno studio pubblicato da <strong>Rent the runway</strong>, uno dei più diffusi servizi di noleggio abiti, attivo dal 2010, la sua attività avrebbe evitato finora la produzione di circa 1,3 milioni di nuovi capi. Sempre secondo questo studio, noleggiare un abito anziché acquistarlo permette di <strong>consumare il 24% in meno di acqua</strong>, <strong>abbattere il consumo energetico del 6%</strong> e far scendere le emissioni di CO2 del 3%.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>SOSTENIBILITÀ E MERCATI FINANZIARI: IL REGOLAMENTO UE 2019-2088</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/sostenibilita-e-mercati-finanziari-il-regolamento-ue-2019-2088/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rossella Santoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2021 10:56:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Rulli]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È entrato in vigore il 10 marzo il Regolamento UE 2019-2088 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 novembre [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/sostenibilita-e-mercati-finanziari-il-regolamento-ue-2019-2088/">SOSTENIBILITÀ E MERCATI FINANZIARI: IL REGOLAMENTO UE 2019-2088</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È entrato in vigore il 10 marzo il <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32019R2088&amp;from=IT"><strong>Regolamento UE 2019-2088 del Parlamento Europeo e del Consiglio</strong></a> del 27 novembre 2019. Riguarda l’<strong>informativa sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari</strong>, conosciuta anche come <em>Sustainable Finance Disclosure Regulation</em> o SFDR. Gli <strong>obiettivi</strong>?</p>
<ul>
<li><strong>Armonizzare le informazioni verso gli investitori finali circa i rischi di sostenibilità e la promozione dei fattori ESG</strong> (<em>Environmental, Social and Governance</em>) nelle attività di investimento finanziario,</li>
<li><strong>Obbligare i partecipanti ai mercati finanziari e i consulenti finanziari a informare gli investitori finali</strong> in via precontrattuale e continuativa</li>
</ul>
<h2><span style="color: #99b800;"><strong>Gli attori in scena</strong></span></h2>
<p>I destinatari del Regolamento UE 2019-2088 sono molteplici: fondi pensione, imprese assicurative che propongono prodotti di investimento assicurativo, enti pensionistici aziendali, gestori di fondi di investimento alternativi, fondi qualificati per l’imprenditoria sociale, società di gestione di un organismo di investimento collettivo in valori mobiliari, enti creditizi che forniscono servizi di gestione del portafoglio&#8230; Insomma, gran parte dei<strong> partecipanti ai mercati finanziari</strong>.</p>
<h2><span style="color: #99b800;"><strong>Europa e sostenibilità: alcuni interventi</strong></span></h2>
<p>Nell’articolo di <strong>ComplianceJournal.it</strong> – <strong><a href="https://www.compliancejournal.it/nuovi-obblighi-esg-disclosure-mercato-finanziario/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">I nuovi obblighi ESG disclosure per il mercato finanziario</a></strong> – si ricorda come, a partire dall’<strong>Accordo di Parigi</strong> del 2016, l’UE abbia posto al centro della propria strategia i <strong>temi ESG</strong>. Nel tempo, diversi provvedimenti sono stati varati al fine di favorire la transizione verso un’economia più sostenibile anche con il concorso del sistema finanziario. Tra questi, citiamo il <strong><a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52018DC0097&amp;from=IT" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Piano d’Azione per il finanziamento di una crescita sostenibile</a></strong> del 2018 che prevede tre obiettivi principali:</p>
<ul>
<li>l’orientamento dei capitali privati verso gli investimenti sostenibili</li>
<li>l’integrazione della sostenibilità nella gestione dei rischi</li>
<li>la promozione della trasparenza sui temi ESG in una prospettiva di lungo periodo</li>
</ul>
<p>In questo quadro, il <strong>Regolamento UE 2019-2088</strong> si impone come uno dei pilastri fondanti.</p>
<p>Negli ultimi anni, infatti, è cresciuta sempre più l’esigenza di unire i concetti di etica e finanza in vista di uno sviluppo sostenibile di lungo periodo. E più volte è stata affermata la possibilità di un connubio tra economia, finanza e investimento socialmente responsabile (anche detto SRI &#8211; <em>Sustainable and Responsible Investiment</em>).<br />
Se torniamo al 1987, per esempio, vediamo come già allora la Commissione Brundtland delle Nazioni Unite aveva dato una <strong><a href="https://www.are.admin.ch/are/it/home/sviluppo-sostenibile/cooperazione-internazionale/agenda2030/onu-_-le-pietre-miliari-dello-sviluppo-sostenibile/1987--rapporto-brundtland.html#:~:text=La%20definizione%20data%20al%20concetto,future%20di%20soddisfare%20i%20propri%C2%BB." target="_blank" rel="noopener noreferrer">definizione ufficiale di sviluppo sostenibile</a></strong> che nuovamente riportiamo: “<em>Lo sviluppo sostenibile è quello sviluppo che consente alla generazione presente di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri</em>”. È forte, qui, il richiamo agli ESG e cioè alle dimensioni economica, sociale e ambientale della sostenibilità.</p>
<h2><span style="color: #99b800;"><strong>Quali sono gli obblighi del regolamento?</strong></span></h2>
<p>Il Regolamento EU 2019-2088 prevede <strong>9 obblighi</strong> cui gli attori convolti sono tenuti ad attenersi.</p>
<ol>
<li>La definizione e la divulgazione – sui siti web, per es. – delle politiche sull’integrazione dei rischi di sostenibilità nei propri processi decisionali relativi agli investimenti</li>
<li>La trasparenza degli effetti negativi per la sostenibilità a livello di soggetto finanziario</li>
<li>La trasparenza dell’integrazione dei rischi di sostenibilità nelle decisioni di investimento</li>
<li>La trasparenza delle politiche di remunerazione relative all’integrazione dei rischi di sostenibilità</li>
<li>La trasparenza degli effetti negativi per la sostenibilità a livello di prodotto finanziario</li>
<li>La trasparenza della promozione delle caratteristiche ambientali o sociali nell’informativa precontrattuale</li>
<li>La trasparenza degli investimenti sostenibili nelle informazioni precontrattuali</li>
<li>La trasparenza della promozione delle caratteristiche ambientali o sociali e degli investimenti sostenibili su siti web</li>
<li>La trasparenza della promozione delle caratteristiche ambientali o sociali e degli investimenti sostenibili nelle relazioni periodiche</li>
</ol>
<p>In altre parole, come si legge dall’articolo uscito su <strong>Diritto Bancario</strong> – <strong><a href="http://www.dirittobancario.it/news/finanza/la-trasparenza-sulla-sostenibilita-nel-settore-dei-servizi-finanziari-nel-nuovo-regolamento-ue-20192088" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La trasparenza sulla sostenibilità nel settore dei servizi finanziari nel nuovo Regolamento (UE) 2019-2088</a></strong> – i soggetti coinvolti sono tenuti a <strong>pubblicare</strong>, sui rispettivi siti web, <strong>informazioni riguardanti le proprie politiche d’integrazione dei rischi di sostenibilità</strong> nei processi decisionali relativi agli investimenti. Devono <strong>spiegare</strong>, inoltre, <strong>il processo decisionale</strong> sia laddove non sussistano rischi di sostenibilità rilevanti per il prodotto finanziario sia quando tali rischi possano influenzare la performance del prodotto finanziario. In quest’ultimo caso, sono tenuti inoltre a comunicarne la misura.</p>
<p>In ambito precontrattuale, i consulenti finanziari devono comunicare agli investitori finali la modalità attraverso cui tengono conto dei rischi di sostenibilità e dei fattori ESG nella selezione e nella scelta del prodotto finanziario. L’obbligo informativo, in ogni caso, si estende anche alla fase successiva, dovendo fornire dati circa gli effetti negativi sui fattori di sostenibilità anche nelle relazioni periodiche continuative.</p>
<h2><span style="color: #99b800;"><strong>Riassumendo</strong></span></h2>
<p>Ricapitolando, il Regolamento mira a rafforzare la protezione degli investitori finali, assicurando agli stessi gli strumenti per prendere decisioni sempre più consapevoli sulle scelte d’investimento. Obiettivo: onorare gli impegni assunti in seno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con l’adozione dell’<strong>Agenda 2030 </strong>contenente i <strong>17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG)</strong>.<br />
Per ottemperare a questi obblighi, i partecipanti dei mercati finanziari dovranno basarsi su una serie di informazioni credibili e affidabili sui <strong>rischi non finanziari</strong> delle imprese in cui vorranno investire, acquisendo o intermediando titoli.</p>
<p>A tale proposito, le organizzazioni Europee ESMA (European Securities of Market Authorities), EBA (European Banking Authnorities) e EIOPA (European Insurance Occupational Pensions Authority) hanno predisposto un <strong>Rapporto Finale</strong> contenente la bozza finale dei <strong><a href="https://www.consob.it/documents/46180/46181/esas_2021_03.pdf/ed7a93ce-a7a9-4a52-824c-1cd4e096aefa" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Regulatory Technical Standards</a></strong>. Qui, in applicazione al Regolamento EU 2019-2088, si trovano <strong>contenuti</strong>, <strong>metodologie</strong> e una <strong>presentazione delle informazioni da divulgare</strong>, oltre che un allegato che descrive un template standard da utilizzare per la divulgazione delle informazioni sui rischi non finanziari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/sostenibilita-e-mercati-finanziari-il-regolamento-ue-2019-2088/">SOSTENIBILITÀ E MERCATI FINANZIARI: IL REGOLAMENTO UE 2019-2088</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
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