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	<title>chemical management Archivi - 4sustainability</title>
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	<description>Your Way to Sustainable Fashion</description>
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	<title>chemical management Archivi - 4sustainability</title>
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		<title>FRANCIA, APPROVATA LA LEGGE CONTRO I PFAS</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/francia-approvata-la-legge-contro-i-pfas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2025 14:16:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[chemical management]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Francia ha compiuto un passo significativo nella lotta contro i Pfas, approvando una legge che ne vieta l’uso in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Francia ha compiuto <strong>un passo significativo nella lotta contro i Pfas</strong>, approvando una legge che ne vieta l’uso in una serie di prodotti di largo consumo. L’Assemblea Nazionale ha dato il via libera definitivo al provvedimento, che <strong>a partire dal 1° gennaio 2026</strong> impedirà la produzione, l’importazione, l’esportazione e la commercializzazione di Pfas in diverse categorie di prodotti, tra cui <strong>prodotti tessili e impermeabilizzanti per abbigliamento</strong>, cere per sci e snowboard, vernici e cosmetici. <strong>Dal 2030 il divieto verrà esteso all’intero comparto tessile</strong>, con un’unica eccezione per gli indumenti protettivi destinati a vigili del fuoco e forze dell’ordine.</p>
<h2><span style="color: #99b812;">Cosa sono i Pfas e perché sono pericolosi</span></h2>
<p>I Pfas (sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche) sono una famiglia di composti chimici che comprende <strong>tra 5.000 e 10.000 sostanze</strong>. Grazie alla loro resistenza all’acqua, al calore e alla corrosione, sono utilizzati in prodotti antiaderenti, impermeabili e isolanti elettrici. Li troviamo in indumenti tecnici, calzature, utensili da cucina, lenti per occhiali, stent cardiologici e persino in alcuni farmaci.</p>
<p>Proprio la loro elevata stabilità li rende <strong>pericolosi per la salute e l’ambiente</strong>: si accumulano nell’ecosistema e negli organismi viventi, con effetti negativi sulla fertilità, il sistema immunitario, il metabolismo e un aumento del rischio di alcuni tipi di tumore.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>L’impatto sul settore tessile e della moda</strong></span></h2>
<p>L’industria tessile e della moda è tra le più coinvolte dalla normativa, visto l’uso diffuso dei Pfas per conferire proprietà idrorepellenti e antimacchia a tessuti e calzature. La <strong>transizione verso alternative sostenibili</strong> richiederà ingenti investimenti in ricerca e sviluppo, per individuare materiali innovativi e trattamenti alternativi come polimeri bio based e cere vegetali.</p>
<p>L’impatto sarà particolarmente significativo per i <strong>brand outdoor, sportswear e moda funzionale</strong>, che dovranno ripensare intere linee di prodotto. Alcuni marchi, come <strong>Patagonia</strong>, hanno già avviato la transizione verso materiali privi di Pfas, ma la sfida rimane complessa e nei commenti delle aziende prevale la cautela.</p>
<p><strong>Francesca Rulli</strong>, co-founder di <strong><a href="https://www.linkedin.com/company/ympact4sustainability" target="_blank" rel="noopener">Ympact</a></strong> e ideatrice del <strong>framework 4sustainability</strong>, richiama l’industria della moda al dovere di eliminare dai processi produttivi l’uso di sostanze di cui la scienza ha provato la pericolosità: “<em>Negli ultimi decenni, la corsa a tessuti antimacchia e impermeabili ha portato a un uso eccessivo di queste sostanze, spesso anche dove non strettamente necessario: ci siamo abituati a non preoccuparci delle macchie sui vestiti e a pretendere prestazioni idrorepellenti estreme, anche in capi di uso quotidiano. Inoltre, i Pfas vengono impiegati come ausiliari nei processi di tintura, stampa e finissaggio per migliorarne le performance. Se consideriamo i rischi per la salute dell’uomo e per l’ambiente, è indispensabile ripensare sia i processi produttivi che le specifiche di prodotto, a partire proprio da quei casi in cui l’uso di queste sostanze serve più a evitare resi che a rispondere a una reale esigenza funzionale. Certo, educare il consumatore non è semplice, ma un&#8217;informazione chiara potrebbe indurre tante persone a sostenere questa transizione</em>”.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Misure fiscali e controlli ambientali</strong></span></h2>
<p>Oltre ai divieti progressivi, la legge introduce una <strong>tassazione sui Pfas nei prodotti destinati ai consumatori</strong>, per incentivarne la riduzione prima delle scadenze imposte. I dettagli applicativi sono ancora in via di definizione.</p>
<p>Secondo <strong>Giancarlo Di Blasi</strong>, Research and Development Director di <strong><a href="https://www.brachi.company/chi-siamo/P/52" target="_blank" rel="noopener">Brachi Testing Services</a></strong>, “<em>il vero nodo da sciogliere sarà stabilire con precisione le modalità analitiche e le soglie di concentrazione ammesse: un aspetto tecnico ma decisivo per l’efficacia del provvedimento. Sarà interessant</em>e – sottolinea – <em>capire se la Francia sceglierà di estendere la restrizione anche alle catene corte dei PFAS, come già previsto a livello europeo dal Regolamento (UE) 2024/2462 per il PFHxA (C6), oppure se adotterà un approccio simile a quello californiano, basato sulla misura del Fluoro Totale presente nei prodotti. In quel caso, bisognerebbe stabilire limiti chiari e ambiziosi, considerando che in California il contenuto massimo, fissato a 100 mg/kg, verrà dimezzato a partire dal 1° gennaio 202</em>7».</p>
<p>La normativa prevede anche il<strong> controllo obbligatorio dei Pfas nell’acqua potabile</strong>, rafforzando la legislazione europea che, dal 1° gennaio 2026, imporrà il monitoraggio di venti inquinanti di questo gruppo nei Paesi membri. La Francia, inoltre, includerà il Tfa (acido trifluoroacetico) – il Pfas più diffuso, secondo <strong>Greenpeace</strong> – tra le sostanze da monitorare nelle acque e nell’ambiente. I risultati delle ispezioni ambientali saranno pubblicati annualmente e resi accessibili online.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Verso un divieto europeo dei Pfas?</strong></span></h2>
<p>I primi passi dell’UE risalgono al 2009, con la messa al bando dell’acido perfluoroottansolfonico (Pfos), ritenuto “potenzialmente cancerogeno” dall&#8217;Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. Nel 2020, la stessa sorte è toccata all’acido perfluoroottanoico (Pfoa) – classificato come cancerogeno – e, più recentemente, all’acido perfluoroesansolfonico (Pfhxs), utilizzato per produrre la schiuma degli estintori. Ora è sul tavolo una proposta per <strong>generalizzare le restrizioni a tutti i Pfas</strong>: a febbraio 2023, <strong>Danimarca</strong>, <strong>Germania</strong>, <strong>Paesi Bassi</strong>, <strong>Norvegia</strong> e <strong>Svezia</strong> hanno chiesto all’European Chemicals Agency (<strong><a href="https://echa.europa.eu/it/" target="_blank" rel="noopener">ECHA</a></strong>) di rivedere il regolamento Reach in questo senso. Nel suo piano d’azione, il governo francese ha dichiarato l’intenzione di unirsi a questi Paesi per sostenere la richiesta, salvo muoversi in autonomia, come abbiamo visto, ponendosi di fatto come modello di riferimento.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Una sfida da cogliere</strong></span></h2>
<p>Se altri Paesi seguiranno l’esempio, il settore tessile dovrà <strong>accelerare la ricerca di alternative per rimanere competitivo in un contesto normativo in evoluzione</strong>, traducendo gli investimenti in processi produttivi più sicuri e sostenibili in vantaggio.<br />
Si tratta di una trasformazione radicale per l’intero comparto e la legge francese potrebbe rappresentare l’innesco: dall’innovazione dei materiali alla revisione delle filiere produttive, fino alla necessità di bilanciare sostenibilità ambientale ed esigenze economiche.</p>
<p>Il dibattito è aperto e il 2026 si avvicina. <strong>L’industria della moda sarà pronta a raccogliere la sfida?</strong><br />
L’eliminazione dei Pfas, secondo Rulli, richiede un percorso strutturato, simile alla creazione di un sistema di gestione delle sostanze chimiche lungo la filiera.<br />
“<em>Il primo passo</em> – spiega – <em>è la valutazione del rischio, analizzando i prodotti e le catene di fornitura coinvolte. Poi, è essenziale raccogliere dati dai fornitori per individuare eventuali esposizioni a queste sostanze e verificarli con test di laboratorio. La ricerca di alternative sostenibili, dalle materie prime ai trattamenti, deve essere accompagnata da una stretta collaborazione con i fornitori per garantire una transizione efficace. Altrettanto fondamentali sono il monitoraggio dei progressi, la formazione interna per sensibilizzare sui rischi e l’educazione del consumatore. Infine, la trasparenza: pubblicare dati verificati e ottenere certificazioni di sostenibilità rafforza l’impegno dell’azienda. Questo processo stimola anche l’industria chimica a innovare, sviluppando formulazioni più sicure. Più aziende adotteranno questa strategia, maggiore sarà la spinta in ricerca e innovazione</em>”.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>4SUSTAINABILITY E ZDHC: PARTNERSHIP TO ZERO</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/4sustainability-e-zdhc-partnership-to-zero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Oct 2023 13:13:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[chemical management]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sapevi che CHEM 4sustainability è il primo protocollo approvato per l’implementazione del Supplier to Zero Programme di ZDHC? E che [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Sapevi che CHEM 4sustainability è il primo protocollo approvato per l’implementazione del Supplier to Zero Programme di ZDHC? E che Process Factory è Approved InCheck Verifier? A proposito di InCheck, hai presente cosa sia? L’allineamento tra ZDHC e il mondo 4sustainability ha radici lontane e le interconnessioni sono tali e tante che è bene fare un po’ di chiarezza.</em></p></blockquote>
<p><strong><a href="https://www.roadmaptozero.com/" target="_blank" rel="noopener">ZDHC &#8211; Zero Discharge of Hazardous Chemicals</a></strong> ha segnalato nei mesi scorsi il tentativo da parte di alcune organizzazioni di offrire soluzioni e servizi per suo conto senza averne evidentemente titolo. Lo spunto ci è utile per <strong>fare chiarezza</strong> sulla natura e gli obiettivi di ZDHC e sui soggetti legittimati a rappresentarne il programma, perché – ecco l’assunto fondamentale, da cui discende tutto il resto – senza una formale approvazione, nessuno è autorizzato a utilizzarne il nome e l’immagine.<br />
ZDHC è una Fondazione e un programma che riunisce brand, filiera, formulatori di chimica e solution provider specializzati (laboratori, consulenti, trainer, società IT…) e li coinvolge verso l’obiettivo comune di ridurre l’uso in produzione di sostanze chimiche tossiche e nocive per la salute umana e l’ambiente.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Tre livelli di conformità</strong></span></h2>
<p>ZDHC propone un approccio olistico al chemical management che <strong>Process Factory</strong> ha contribuito a sviluppare e a cui il suo <strong>framework 4sustainability®</strong> è allineato fin dagli esordi. L’approccio si chiama <strong>ZDHC Roadmap To Zero Programme</strong> e si articola in:</p>
<ul>
<li><strong>Brand to Zero Programme</strong> per i brand</li>
<li><strong>Supplier to Zero Programme</strong> per i fornitori</li>
<li><strong>Formulator To Zero Programme</strong> per i produttori di chimica</li>
</ul>
<p>Il programma per i formulatori comprende inoltre il <strong>Chemical to Zero Programme</strong>, studiato ad hoc per classificare i prodotti chimici in base al loro impatto sull’ambiente e sulle persone.</p>
<p>I livelli progressivi di conformità sono tre per tutti, ma cambiano denominazione a seconda che gli interessati possano fregiarsi o meno della qualifica di <strong>Signatory</strong> – e ricordiamo che solo i Signatory Brand possono aderire al Brand to Zero Programme.<br />
Per i <strong>Brand</strong>, dunque, per i <strong>Signatory Suppliers</strong> e i <strong>Signatory Formulators</strong>, i livelli di conformità sono <strong>Pioneer</strong>, <strong>Accelerator</strong> e <strong>Champion</strong>. Per tutti gli altri, la denominazione è <strong>Level 1</strong>, <strong>Level 2</strong> e <strong>Level 3</strong>.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Il protocollo 4s CHEM</strong></span></h2>
<p>Il 2018, quando 4sustainability comincia a strutturarsi come framework multidimensionale, è anche l’anno in cui ZDHC riconosce ufficialmente <strong><a href="https://www.4sustainability.it/chemical-management/">4s CHEM</a></strong> come protocollo d’implementazione per candidarsi al Supplier to Zero Programme, dimostrando con ciò il proprio livello di maturità sul chemical management.<br />
Nel 2022, ZDHC approva formalmente il protocollo 4s CHEM, riconoscendo alle aziende che lo implementano l’allineamento al Level 1/Pioneer (ex Foundational) e al Level 2/Accelerator (ex Progressive) e dando la possibilità di caricare l’attestato 4s CHEM nella Supplier Platform a evidenza del proprio livello d’implementazione.</p>
<p>Tutte le aziende 4s che abbiano raggiunto almeno il livello Basic di 4s CHEM possono candidarsi al Level 1 o Pioneer di conformità al Supplier to Zero ZDHC; quelle che hanno almeno il livello Advanced possono candidarsi al Level 2 o Accelerator. Quando ZDHC sarà pronta al lancio del Level 3 o Champion – il che dovrebbe avvenire entro <strong>dicembre 2023</strong> – 4s CHEM è candidato <em>in pectore</em> a veder applicato lo stesso meccanismo per il suo livello Excellence.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Performance InCheck</strong></span></h2>
<p>Guardando al presente, qual è la condizione per passare dal Level 1/Pioneer al Level 2/Accelerator? Bisogna effettuare il <strong>Performance InCheck</strong> e cioè analizzare il livello di conformità del proprio <strong>Chemical Inventory</strong> alla <strong>MRSL ZDHC</strong> attraverso una delle piattaforme classificate da ZDHC come Approved Performance InCheck Solution Provider. Il modulo <strong>4sCHEM+</strong> della nostra Ympact Platform, per esempio.<br />
Process Factory, inoltre, è approvato da ZDHC come <strong>InCheck Verifier</strong>.</p>
<h2><span style="color: #99b812;">Training e trainer Approved</span></h2>
<p><em>Last but not least</em>, <strong>Process Factory</strong> è ZDHC Approved Training Provider fin dal debutto della Fondazione. Process Factory è, cioè, titolata a erogare tutti i corsi di formazione per chemical manager previsti nel programma ZDHC, in presenza e a distanza, contribuendo anche al loro sviluppo e miglioramento.<br />
<strong><br />
</strong>Tra i trainer approvati, <strong>Francesca Rulli</strong> e <strong>Francesca Tardelli</strong>, responsabile del pillar 4s CHEM. La prima è anche Co-chair e unico membro italiano dello <strong>ZDHC Academy Steering Committee</strong>, il comitato incaricato di sviluppare la metodologia ZDHC e migliorare e adeguare la proposta formativa della ZDHC Academy.</p>
<h2><span style="color: #99b812;">Perché ZDHC</span></h2>
<p>Fin dal principio, l’approccio ZDHC alla riduzione d’impatto ambientale attraverso l’eliminazione delle sostanze chimiche tossiche e nocive aderisce perfettamente agli obiettivi e alle modalità del framework 4sustainability e, in particolare, al protocollo 4s CHEM. Gli elementi in più di 4s CHEM rispetto a ZDHC sono l’applicazione della <strong>PRSL </strong>sui materiali che entrano nei cicli di produzione e i requisiti d&#8217;ingaggio della filiera a monte per tutti diversi attori della filiera stessa.</p>
<p>“<em>Sono queste affinità che ci hanno spinti fin dall’inizio a investire in ZDHC, perché quale altro programma</em> – si domanda Rulli – <em>misura l’impatto della chimica nei cicli produttivi attraverso KPI, incoraggiando la collaborazione fra brand, aziende della filiera e formulatori? Quale altro programma ha strutturato un DB (<strong>Gateway</strong>) con oltre <strong>75.000 prodotti chimici </strong>qualificati e conformi a una lista di sostanze soggette a restrizioni (<strong>MRSL</strong>)? E come è possibile parlare di chemical management e risultare credibili senza strumenti a supporto e senza una verifica seria di conformità dei prodotti chimici, con attestazione da parte di un programma terzo? Ecco, una buona parte delle risposte a queste domande le abbiamo trovate nel Roadmap to Zero Programme di ZDHC, al cui sviluppo collaboriamo da sempre con passione. Certo, tutto è perfettibile! Ma i principi, i criteri e le linee guida sono quelli che ci convincono di più anche in termini di contrasto al greenwashing</em>”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/4sustainability-e-zdhc-partnership-to-zero/">4SUSTAINABILITY E ZDHC: PARTNERSHIP TO ZERO</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>PFAS: L’INDUSTRIA DELLA MODA FRA CHIMICA E SOSTENIBILITÀ</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/pfas-l-industria-della-moda-fra-chimica-e-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jun 2023 11:18:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[chemical management]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.4sustainability.it/?p=121841</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra le sostanze chimiche utilizzate tradizionalmente nei processi produttivi della moda, i PFAS o PFC sono spesso sul banco degli [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/pfas-l-industria-della-moda-fra-chimica-e-sostenibilita/">PFAS: L’INDUSTRIA DELLA MODA FRA CHIMICA E SOSTENIBILITÀ</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>Tra le sostanze chimiche utilizzate tradizionalmente nei processi produttivi della moda, i PFAS o PFC sono spesso sul banco degli imputati. Ridurre l’uso dei PFAS e delle altre sostanze chimiche pericolose non è tuttavia banale, perché sottopone le aziende alla ricorsa continua del miglior compromesso possibile tra performance e sostenibilità. Un supporto importante viene da protocolli d’implementazione come CHEM 4sustainability mirati all’implementazione di un sistema responsabile di Chemical Management e allineati alle migliori metodologie globali come ZDHC.</em></p></blockquote>
<p>I <strong>PFAS </strong>– noti anche con il vecchio acronimo PFC – sono stati usati per anni come <strong>Durable Water Repellent (DWR)</strong> e cioè trattamenti per <strong>abbigliamento outdoor</strong>, attrezzature e calzature in grado di respingere l’acqua impermeabilizzando i materiali e più in generale nella moda.</p>
<p>La scienza ne propone l’eliminazione per una serie di motivazioni oggettive. Eccone alcune.</p>
<ul>
<li>I PFAS persistono nell’ambiente più a lungo di qualsiasi altra sostanza artificiale, disperdendosi sia attraverso l’acqua sia attraverso l’aria.</li>
<li>Il loro rilascio provoca la contaminazione delle falde acquifere e di conseguenza dell’acqua potabile e le tecniche convenzionali di purificazione dell’acqua non sono spesso efficaci.</li>
<li>Alcuni PFAS si accumulano negli organismi viventi e la concentrazione aumenta man mano che si risale la catena alimentare (processo di biomagnificazione).</li>
<li>I PFAS si legano alle proteine, “immagazzinandosi” nel sangue o in organi come il fegato.</li>
</ul>
<p>Il vantaggio e insieme il limite di questi composti poli- e per-fluorurati, in sostanza, è l’estrema resistenza della lega fra carbone e fluoro che li caratterizza e che li rende di fatto non degradabili. A causa della loro struttura chimica, in altre parole, i PFAS si accumulano nell’ambiente rendendo la contaminazione quasi irreversibile. Ciò che è più grave è che entrano nella catena alimentare con <strong>gravi effetti per la salute umana</strong>. Tra gli altri:</p>
<ul>
<li>Aumento del livello di colesterolo</li>
<li>Compromissione del sistema immunitario</li>
<li>Aumento del rischio del cancro</li>
<li>Disturbi all’ormone tiroideo</li>
<li>Diminuzione degli effetti della vaccinazione</li>
<li>Impatti sul peso dei nascituri</li>
</ul>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>L&#8217;impegno dei brand sui PFAS</strong></span></h2>
<p>La risposta della moda è stata quella di ripiegare su <strong>composti a struttura più corta</strong> come i <strong>C6</strong>, meno persistenti ma comunque pericolosi. E citiamo <em>in primis</em> le aziende di abbigliamento outdoor che dei PFAS a struttura lunga, la più tenace, fanno largo impiego.</p>
<p>Più responsabile è la scelta di chi sta provando a rinunciare del tutto all’uso dei PFAS, investendo tempo e risorse nello <strong>sviluppo di materiali e tecniche alternative</strong>. È il caso di <strong>Patagonia</strong>, nota azienda americana di abbigliamento sportivo e outdoor, che si è <span style="color: #99b812;"><a style="color: #99b812;" href="https://eu.patagonia.com/it/it/our-footprint/pfc-free.html" target="_blank" rel="noopener"><strong>pubblicamente impegnata</strong></a></span> a eliminare questi composti dalla sua filiera, comunicando i progressi fatti e invitando anche i consumatori a supportare il cambiamento attraverso comportamenti d’acquisti più consapevoli.</p>
<p>Il brand informa che i capi impermeabili per cui non è cruciale un trattamento DWR – il <strong>90%</strong> circa del totale – vengono prodotti già oggi senza uso di PFAS. Resta un <strong>10%</strong> per cui ancora non esiste una soluzione alternativa, nulla almeno che garantisca le performance indispensabili per alcuni specifici indumenti sportivi. Patagonia ne dà correttamente evidenza, citando le ricerche in atto per sviluppare trattamenti a minore impatto.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Tra performance e sostenibilità</strong></span></h2>
<p>I pericoli non vengono solo dai PFAS, ovviamente. Ogni vestito che indossiamo, ogni paio di scarpe, ogni accessorio moda… viene prodotto con un largo impiego di sostanze chimiche, che non sempre sono innocue o sostenibili. Dei processi per impermeabilizzare i materiali abbiamo già detto. Ma la chimica viene usata anche per ottenere la <strong>solidità dei colori </strong>o eseguire una lunga serie di trattamenti.</p>
<p>Gli <strong>ftalati</strong>, per esempio, sono impiegati per conferire flessibilità e morbidezza alle stampe gommate: a contatto con la pelle, alla lunga, possono però alterare l’equilibrio ormonale dell’organismo. Noti cancerogeni sono il <strong>cloro</strong> – utilizzato per “legare” moltissimi coloranti – e il <strong>cromo</strong>, che serve per fissare il colore sul tessuto. La <strong>formaldeide</strong> è un gas irritante per gli occhi e le vie respiratorie usato per fissare i pigmenti nella fase di stampa e anche come conservante nella fase di confezionamento. Fortemente allergizzante è anche il <strong>nichel</strong>: occhio a jeans e capi scuri o molto colorati perché è probabile che ne contengano in quantità significative!</p>
<p>Ci fermiamo mai a riflettere, come consumatori, sulle conseguenze dell’utilizzo massivo di queste sostanze? Quanto impattano gli scarichi delle fabbriche nel mare in cui peschiamo o nei fiumi da cui attingiamo l’acqua per irrigare i campi? E quali danni provoca alla nostra salute mangiare il cibo che proviene da questi campi?</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Le normative alzano l’asticella della responsabilità</strong></span></h2>
<p>Negli ultimi anni, sulla chimica sostenibile il legislatore si è attivato come mai in precedenza, avendo come fine primario la tutela della salute dell’uomo, dell’ambiente e della biodiversità. Citiamo, a titolo d’esempio, il <strong>piano 2021-2024 </strong>dell’<a href="https://www.epa.gov/" target="_blank" rel="noopener"><strong><span style="color: #99b812;">EPA &#8211; Environmental Protection Agency</span></strong></a>, l’agenzia federale americana per la protezione dell’ambiente e della salute umana, che dà indicazioni tassative per:</p>
<ul>
<li>investire in ricerca e innovazione per aumentare la comprensione delle esposizioni e tossicità dei PFAS per la salute umana e l’ambiente, sviluppando interventi e soluzioni efficaci di contrasto.</li>
<li>perseguire un approccio globale e proattivo idoneo a evitare che i livelli di penetrazione dei PFAS nell’aria, nel suolo e nell’acqua siano tali da impattare negativamente sulla salute umana e sull’ambiente.</li>
<li>approfondire e accelerare la decontaminazione da PFAS a tutela della salute umana e degli ecosistemi ambientali.<br />
eliminare i PFAS da tutti i prodotti entro il 2030.</li>
</ul>
<p><strong>Altre iniziative</strong> indirizzate all’eliminazione totale dei PFAS da prodotti e processi produttivi:</p>
<ul>
<li>Il 13 gennaio 2023, le autorità di <strong>Danimarca</strong>, <strong>Germania</strong>, <strong>Paesi Bassi</strong>, <strong>Norvegia</strong> e <strong>Svezia </strong>hanno presentato all’ECHA, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, una proposta per vietare l’intera classe di sostanze chimiche PFAS, con entrata in vigore del divieto tra il 2026 e il 2027.</li>
<li>Un gruppo di oltre 40 ONG ha sollecitato ai paesi dell’<strong>Unione Europea </strong>a vietare i PFAS in prodotti come imballaggi alimentari, cosmetici e abbigliamento entro il 2025 e in termini assoluti entro il 2030.</li>
<li>Il <strong>Canada </strong>vieta già oggi la produzione, l’uso, la vendita e l’importazione di PFOS (sottogruppi specifici dei PFAS, n.d.a.) e di prodotti contenenti PFOS.</li>
<li>Il <strong>Giappone</strong> vieta l’importazione di diversi prodotti contenenti sostanze correlate ai PFOA, un’altra tipologia di PFAS. L’elenco comprende vari prodotti tessili con proprietà idro e oleo repellenti, agenti di rivestimento idro e oleo repellenti, eccetera.</li>
</ul>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Un sistema responsabile di Chemical Management </strong></span></h2>
<p>Il cinismo consapevole di cui il sistema moda si è reso responsabile in passato sta lentamente ma inesorabilmente cedendo il passo a politiche di sostenibilità che vedono spesso brand e filiera impegnati a lavorare insieme su obiettivi condivisi. Fra questi c’è la buona chimica, che si sostanzia nell’<strong>eliminazione delle sostanze chimiche pericolose per la salute e l’ambiente</strong> dai vari cicli produttivi dell’industria della moda. Quelle stesse sostanze di cui negli ultimi cinquant’anni si è fatto un uso massiccio perché poco costose e molto performanti.</p>
<p>Su questo fronte, la maggiore iniziativa globale è <strong>Zero Discharge of Hazardous Chemicals (ZDHC)</strong>, un tavolo di lavoro divenuto poi Fondazione a cui aderiscono i maggiori brand internazionali del fashion &amp; luxury, le aziende più avanzate della filiera, produttori chimici, laboratori di analisi, enti di ricerca, associazioni e società come <strong>Process Factory</strong> specializzate nel supportare il processo di conversione delle imprese alla buona chimica.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Il protocollo CHEM 4sustainability</strong></span></h2>
<p>Il caso di Patagonia ci dice quanto complesso sia, questo processo, da realizzare con le sole proprie forze, non fosse altro che per la mancanza delle <strong>conoscenze</strong>, del <strong>metodo</strong>, degli <strong>strumenti</strong>&#8230; Nasce su queste basi il <strong><a href="https://www.4sustainability.it/chemical-management/"><span style="color: #99b812;">protocollo 4s CHEM</span></a>,</strong> nucleo originale del sistema multidimensionale di implementazione e garanzia <strong>4sustainability</strong> che accompagna la transizione alla sostenibilità della filiera moda. E le dimensioni in oggetto, oltre alla chimica, sono tutte quelle individuate dalla Global Fashion Agenda come prioritarie per lo sviluppo sostenibile.</p>
<p>4s CHEM, più esattamente, supporta la creazione di un sistema di chemical management lungo l’intera filiera di trasformazione mirato a eliminare dai cicli produttivi le sostanze chimiche pericolose attraverso la <strong>metodologia ZDHC</strong> e facendo riferimento alla sua <strong>MRSL</strong>. L’acronimo sta per Manufacturing Restricted Substances List, un elenco di sostanze chimiche soggette a restrizioni d’uso proprio per via della loro pericolosità. Un elenco di cui fanno parte anche i PFAS.</p>
<p>Le aziende che adottano 4s CHEM s’impegnano fra le altre cose a eliminare l’uso diretto di tali sostanze, optando per prodotti chimici che escludano l’uso intenzionale delle sostanze comprese nella MRSL. La metodologia applicata prevede procedure di qualifica dei fornitori, attività di training interno alle aziende, revisione dei processi produttivi, sostituzione dei prodotti chimici negli inventari e nelle ricette di produzione, misurazione delle <strong>acque di scarico</strong> per valutare il livello di sostenibilità dei processi produttivi e il loro impatto sulla salute umana e sull’ambiente.</p>
<p>“<em>È un metodo strutturato e credibile per dimostrare al mercato il proprio impegno per la riduzione d’impatto ambientale</em>”, sottolinea <strong>Francesca Rulli</strong>, CEO di Process Factory e ideatrice del framework 4sustainability. “<em>Sono tantissime le aziende che stanno ottenendo performance interessanti attraverso il protocollo 4s CHEM, contribuendo alla pulizia delle falde e alla protezione degli ecosistemi in maniera concreta, misurabile e verificata. La </em><a href="https://www.4sustainability.it/aziende-4s/"><span style="color: #99b812;"><strong>sezione Aziende 4s</strong></span></a><em> del sito 4sustainability ne riporta un’ampia selezione, indicando l’attivazione anche delle altre iniziative del sistema. Un sistema – lo ricordo – fondato su <strong>metodologie globali riconosciute </strong>per la riduzione degli impatti attraverso <strong>un approccio locale e collaborativo</strong>.<br />
Sostituire le sostanze chimiche pericolose con alternative più sostenibili permette di avviare percorsi eccellenti di innovazione di processo e di prodotto, contribuendo alla formazione di un pensiero critico orientato alla costruzione di un futuro migliore</em>”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/pfas-l-industria-della-moda-fra-chimica-e-sostenibilita/">PFAS: L’INDUSTRIA DELLA MODA FRA CHIMICA E SOSTENIBILITÀ</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
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		<title>4S CHEM PRIMO PROTOCOLLO ACCREDITATO ZDHC</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/4s-chem-primo-protocollo-accreditato-zdhc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2023 09:12:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[chemical management]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>CHEM 4sustainability® è il primo protocollo di implementazione per il Supplier To Zero Programme di ZDHC! L’annuncio della Fondazione sancisce [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><em>CHEM 4sustainability® è il primo protocollo di implementazione per il Supplier To Zero Programme di ZDHC! L’annuncio della Fondazione sancisce ufficialmente un traguardo prestigioso, che premia il lavoro di anni di Process Factory a fianco dei brand, delle aziende del fashion e della stessa ZDHC.</em></p></blockquote>
<p>L’eliminazione dai cicli produttivi delle sostanze chimiche tossiche e nocive è da sempre iniziativa centrale del <strong>framework 4sustainability,</strong> che supporta l&#8217;implementazione della metodologia <strong>ZDHC</strong> attraverso il pillar <strong><a href="https://www.4sustainability.it/chemical-management/">4s CHEM</a></strong>.<br />
A tutti gli effetti, 4s CHEM è il protocollo di riferimento del <strong><a href="https://www.implementation-hub.org/supplier-to-zero" target="_blank" rel="noopener">Supplier to Zero (S2Z) Programme</a></strong>, lanciato di recente da ZDHC per spingere le aziende della filiera a creare un sistema di gestione delle sostanze chimiche sostenibile e orientato all’eccellenza. Il Supplier to Zero Programme di ZDHC nasce insomma sull’esperienza del protocollo CHEM 4sustainability, già adottato da oltre 200 aziende della filiera per la quale è stato appositamente sviluppato. Vi rientrano anche quelle che non fanno uso diretto della chimica e che, nella logica 4sustainability, adottano il protocollo per coinvolgere i propri fornitori di processo a umido nel percorso di eliminazione delle sostanze tossiche e nocive.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>I vantaggi per le aziende della filiera</strong></span></h2>
<p>Process Factory fonda ogni suo investimento e innovazione sulla volontà di offrire alla filiera del fashion &amp; luxury <strong>un sistema unico di implementazione</strong>, a cui affidarsi per gestire le dimensioni della sostenibilità rilevanti per il settore. Per creare sistemi di <a title="Chemical Management" href="https://www.4sustainability.it/diventare-chemical-manager-tutte-le-date-2022-del-training-zdhc/">chemical management</a>, abbiamo deciso di allinearci fin dal principio alla metodologia ZDHC, lasciando comunque libero il fornitore di scegliere se aderire o meno anche al S2Z Programme, potendone ottenere il Certificate in modo pressoché automatico e vedere così riconosciuto il proprio percorso.</p>
<p>Ma vediamo che cosa comporta questo totale allineamento fra 4s CHEM e il S2Z Programme.</p>
<ul>
<li>Tutte le aziende che adottano il protocollo 4s CHEM e vogliono ottenere uno dei certificati del Supplier To Zero Programme (<strong>livello Foundational</strong> e <strong>livello Progressive</strong>) non devono far altro che <strong>registrarsi in Gateway e alla Supplier Platform di ZDHC</strong> e rispondere alla sola domanda iniziale del questionario, dichiarando semplicemente l’adozione di 4s CHEM con il caricamento a sistema dell’Attestato 4sustianability.</li>
<li>Le aziende che hanno ottenuto almeno il livello Basic di 4s CHEM possono caricare il relativo attestato sulla Supplier Platform ZDHC per ottenere a titolo gratuito il Certificato di livello Foundational ZDHC. Stessa cosa per il Certificato di livello Progressive ZDHC: la possibilità è riservata in questo caso alle aziende che avendo raggiunto almeno il livello Advanced del protocollo 4s CHEM abbiamo attivato l’uso di una delle piattaforme accreditate da ZDHC per la generazione di <strong>InCheck Report</strong>. La <strong><a href="https://ympact.life/it/" target="_blank" rel="noopener">piattaforma Ympact</a></strong>, col suo modulo 4s CHEM+, ha ottenuto per questo l’accreditamento da parte di ZDHC. Accreditamento anche per Process Factory come<strong> ZDHC InCheck Verifier</strong>.</li>
</ul>
<p>Il S2Z Programme di ZDHC prevede un livello ulteriore, il più alto. Parliamo del <strong>livello Aspirational</strong>, il cui lancio è atteso tra 2023 e 2024. Quando questo avverrà, le aziende 4sustainability potranno candidarsi secondo lo stesso meccanismo: già oggi, infatti, il sistema 4s CHEM è garantito – attraverso assurance annuale del fornitore – come massima espressione di implementazione verificata.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Le persone e il lavoro di squadra</strong></span></h2>
<p>“<em>Quella che stiamo portando avanti nel tempo è una <strong>roadmap di trasformazione</strong> disegnata per costruire e stabilizzare filiere di <strong>produzione sostenibile</strong></em>”, spiega Francesca Rulli. “<em>La chimica pulita è uno dei pilastri del nostro sistema, la dimensione della sostenibilità su cui siamo da più tempo impegnati in allineamento con le migliori pratiche del mercato globale. L’applicazione di 4s CHEM da parte della filiera ha generato risultati importanti e tangibili in termini sia di implementazione che di riduzione delle sostanze chimiche tossiche e nocive. Di questo siamo molto orgogliosi, anche perché il percorso prosegue e s’intensifica con l’ingaggio di sempre più aziende della catena di fornitura motivate a collaborare con noi sulla sostenibilità per rispondere alle richieste del mercato in modo efficace ed efficiente”.</em></p>
<p>Per tutto questo, il primo grazie va al <strong>team 4sustainability</strong> e in particolare a <strong>Francesca Tardelli</strong>, che con <strong>Fabio Caligiore</strong> segue da sempre lo sviluppo e la corretta implementazione di 4s CHEM.<br />
Grazie a <strong>Elisa Gavazza</strong> e <strong>Klaas Nuttboh</strong> – rispettivamente, Southern Europe Director e Implementation Director di ZDHC – per lo scambio continuo e la lungimiranza sugli obiettivi comuni da raggiungere. Ogni confronto ha aiutato entrambe le parti a fare sempre meglio.<br />
Grazie ai responsabili di progetto dei brand con cui Process Factory collabora da sempre in perfetta sintonia: <strong>Chiara Morelli</strong>, <strong>Francesco Pianca</strong> ed <strong>Enrico Fatarella</strong>, fra gli altri&#8230;<br />
Grazie alle tantissime aziende della filiera che hanno creduto fin dal principio in 4sustainability: impossibile nominarle tutte&#8230; E grazie ai nostri partner più stretti: <strong>Brachi Testing Services</strong> – con cui siamo partiti proprio sulla chimica – e <strong>The ID Factory</strong>, con cui abbiamo sviluppato la piattaforma Ympact.</p>
<p>“<em>Tutti quanti insieme</em> – sottolinea Rulli – <em>abbiamo affrontato e vinto una sfida eccezionale, costruendo un modello italiano di filiera sostenibile davvero unico al mondo. Non c’è niente di simile a livello Paese! E il modello è replicabile, può rappresentare per i brand un esempio a cui fare riferimento per convertire alla sostenibilità la loro intera produzione e trasformare tutto il sistema</em>”.</p>
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		<title>PFAS AL BANDO IN CALIFORNIA E NELLO STATO DI NEW YORK</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/pfas-al-bando-in-california-e-nello-stato-di-new-york/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Sep 2022 09:10:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[chemical management]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È legge la decisione con cui lo Stato della California ha sancito il divieto di produrre e commercializzare articoli tessili [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>È legge la decisione con cui lo Stato della California ha sancito il divieto di produrre e commercializzare articoli tessili e di abbigliamento contenenti PFAS, sostanze note anche come <em>forever chemical</em> perché non si decompongono, arrivando ad accumularsi nel nostro sangue e nei nostri organi con gravi rischi per la salute. Alle novità sul fronte legislativo – anche in Europa il vento sembra soffiare a favore… – si accompagna l’impegno di ZDHC per l’eliminazione di PFAS delle sostanze chimiche nocive dai cicli produttivi, secondo un approccio sistemico ben incarnato dal protocollo CHEM 4sustainability.</p></blockquote>
<p>La <strong>California</strong> dice stop ai <strong>PFAS</strong>, una classe di migliaia di <strong>sostanze chimiche pericolose</strong> per il comprovato legame con malattie respiratorie e renali, infertilità e danni allo sviluppo fetale, cancro.<br />
Largamente impiegati per conferire ai tessuti e ai capi d&#8217;abbigliamento caratteristiche apprezzate come l’<strong>idrorepellenza</strong>, la <strong>resistenza alle macchie e al fuoco</strong>, entro il 2025 i PFAS dovranno essere messi da parte, al netto delle deroghe previste per alcuni usi finali critici. Ora, considerando che se fosse una nazione sovrana, la California rappresenterebbe secondo la Banca Mondiale la quinta economia del globo, le implicazioni per l’ambiente e per il business non sono di poco conto…</p>
<p>Già nel 2021, il governatore della California aveva firmato un provvedimento per vietare l’uso di PFAS nella produzione di molti articoli destinati all’infanzia o con cui i bambini possono comunque entrare in contatto. Il combinato delle due decisioni la dice lunga sugli orientamenti dell’Assemblea Generale della California in materia di sostenibilità e transizione ecologica. Un orientamento ben radicato anche nello <strong>Stato di New York</strong>, dove sia l’Assemblea che il Senato hanno liberato un disegno di legge (SB S6291A) che vieta la vendita e la distribuzione di capi di abbigliamento contenenti PFAS, definiti dalla stessa proposta come “<em>sostanze chimiche aggiunte intenzionalmente</em>” per svolgere una data funzione.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>I danni per la salute</strong></span></h2>
<p>Le fonti di esposizione ai PFAS sono innumerevoli. Dal consumo di acqua potabile e alimenti contaminati all’inalazione di aria contaminata all’aperto e di polvere nei locali chiusi, al contatto con abiti impermeabilizzati, con prodotti per la cura della pelle e cosmetici che li contengano, con materiali elettronici…</p>
<p>Siamo tutti esposti, ma a correre i rischi maggiori sono i lavoratori impiegati per esempio nelle <strong>produzioni tessili e della moda</strong>, caratterizzate come ben sappiano da <strong>filiere globali e dispersive</strong> dove i controlli sono anche più difficili. Solo l’anno scorso, il colosso cinese del fast fashion <strong>Shein </strong>aveva dovuto far fronte a un’indagine della Canadian Broadcasting Corporation che rilevava nei suoi indumenti livelli elevati di piombo, ftalati e PFAS. Gli attacchi si sono ripetuti quest’anno sui social, ma Shein non è affatto un caso isolato.<br />
I brand più avveduti corrono ai ripari, anche perché i rischi per la salute accertati o fortemente sospettati aumentano di pari passo con l’evoluzione della ricerca sulle sostanze chimiche tossiche e interferenti endocrini. Già ora, l’esposizione ai PFAS è correlata a diverse malattie: cancro, infertilità, ipercolesterolemia, diabete, compromissione del sistema immunitario, fra le altre… E più aumenta la consapevolezza nei consumatori, più sono consistenti i <strong>danni economici e reputazionali</strong> per i brand “cattivi”.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>La situazione in Europa</strong></span></h2>
<p>Dal 2020, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Danimarca stanno lavorando a una proposta congiunta di restrizione dei PFAS in tutti i Paesi dell’Unione Europea, da realizzarsi attraverso riforma dell’Allegato XV al <strong><a href="https://echa.europa.eu/it/regulations/reach/understanding-reach" target="_blank" rel="noopener">REACH</a></strong>, il regolamento dell&#8217;Unione Europea n.1907 del 2006 concernente la registrazione, la valutazione, l&#8217;autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (in inglese <em>Registration, Evaluation, Authorisation and restriction of Chemicals</em>, da cui l&#8217;acronimo REACH). L’auspicio è che la proposta possa entrare in vigore già nel 2025, con tempistiche analoghe a quelle stabilite in California.</p>
<p>La Commissione Europea, a sua volta, ha incluso nella sua nuova <em>Chemicals Strategy for Sustainability</em> (CSS, 2020) una serie di azioni, tra cui l’eliminazione graduale dei PFAS in tutti gli usi non essenziali.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>La MRSL di Zero Discharge of Hazardous Chemicals</strong></span></h2>
<p>Le leggi, si sa, hanno un iter complicato e dovendo spesso contemplare esigenze diverse propongono soluzioni di compromesso che le rendono attaccabili per definizione. Tra i punti di debolezza del REACH, per esempio, citiamo la natura dei limiti imposti all’uso di determinanti sostanze, molto rigorosi nel caso dei prodotti che escono dalle fabbriche con sede in Europa, meno incisivi per tutto quello che arriva da fuori. E il problema sta anche nei <strong>meccanismi di controllo alla dogana</strong>, ovvero nella facilità di aggirarli.</p>
<p>Non tutto è nelle mani nel legislatore, naturalmente. I PFAS entreranno nella <strong>versione 3.0</strong> della <strong>MRSL (Manufacturing Restricted Substances List) di ZDHC</strong>, un nutrito elenco di sostanze chimiche il cui uso in produzione è vietato o fortemente limitato in ragione della loro tossicità o nocività per la salute umana e l’ambiente. A stilarla e aggiornarla nel tempo è il tavolo di lavoro – divenuto poi Fondazione – <strong><a href="https://www.roadmaptozero.com/" target="_blank" rel="noopener">Zero Discharge of Hazardous Chemicals</a></strong>, a cui aderiscono brand internazionali del fashion &amp; luxury, aziende della filiera, produttori chimici, laboratori di ricerca, associazioni e società di consulenza. Oltre 160 realtà coalizzate per raggiungere l’obiettivo comune di “ripulire” i processi dell’industria della moda. Se un brand si è unito a ZDHC, significa che sta quantomeno affrontando il problema. Magari ha appena acceso il motore, magari sta viaggiando spedito sulla corsia di sorpasso… Di certo ha imboccato la carreggiata giusta.</p>
<p>Un grazie, per questo, dobbiamo dirlo all’associazione ambientalista <strong>Greenpeace</strong>, che nel 2011 scosse le coscienze con il lancio della <strong>campagna Detox</strong>, squarciando il velo sull’utilizzo diffuso della chimica tossica e nociva nella moda. ZDHC nasce a novembre di quello stesso anno come risposta operativa all’ultimatum di Greenpeace di azzerare l’uso delle sostanze pericolose. Operativa perché basata su una roadmap concreta fondata su tre fasi distinte.</p>
<h3><strong>Input</strong></h3>
<p>Mentre gli approcci tradizionali si focalizzano sul prodotto finito, ZDHC propone una lista di sostanze chimiche il cui uso è vietato già nei processi necessari a realizzarli. La MRSL, appunto.</p>
<h3><strong>Processo</strong></h3>
<p>“<em>Input più sicuri fanno la differenza se sono utilizzati nel modo giusto</em>”, si legge sul sito di ZDHC. “<em>Applicando buone procedure e migliori pratiche, i risultati sono più ecosostenibili e i processi più efficienti</em>”.</p>
<h3><strong>Output</strong></h3>
<p>Per verificare se gli interventi su input e processi sono andati a buon fine, si vanno a monitorare indicatori come le emissioni in atmosfera o la qualità delle acque reflue e dei fanghi. I relativi dati sono pubblicati su una piattaforma aperta che consente ai brand di valutare gli impatti reali dei propri fornitori premiandone l’impegno o supportando investimenti in innovazione mirata evidentemente ad abbandonare l’uso di certe sostanze.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Il protocollo 4s CHEM per l&#8217;implementazione della MRSDL ZDHC</strong></span></h2>
<p>Il <strong><a href="https://www.4sustainability.it/chemical-management/" target="_blank" rel="noopener">protocollo 4s CHEM</a></strong> che costituisce il primo nucleo del <strong>framework 4sustainability</strong> integra fin dal suo primo sviluppo l’approccio ZDHC, supportando sempre più aziende della filiera del fashion &amp; luxury nella graduale eliminazione delle sostanze chimiche incluse nella sua MRSL. Le aziende che adottano 4s CHEM offrono una garanzia concreta di utilizzare prodotti chimici conformi a questa lista di restrizione e quindi cicli di produzione più puliti. Il che significa anche acque di scarico più pulite e prodotti più sostenibili.</p>
<p><em>&#8220;Alcune imprese </em>– sottolinea <strong><a href="https://www.4sustainability.it/francesca-rulli/" target="_blank" rel="noopener">Francesca Rulli</a></strong> – <em>sono molto avanti in questo percorso, al punto da aver già meritato il livello di implementazione Excellence. È evidente che quante più aziende seguiranno l’esempio, tanto più efficace sarà la spinta sui formulatori chimici a innovare per proporre al mercato sostanze alternative idealmente a impatto zero</em>”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/pfas-al-bando-in-california-e-nello-stato-di-new-york/">PFAS AL BANDO IN CALIFORNIA E NELLO STATO DI NEW YORK</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>COP26, FOCUS SULL&#8217;INDUSTRIA DELLA MODA</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/cop26-focus-sull-industria-della-moda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Nov 2021 17:11:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[chemical management]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[ZDHC]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.4sustainability.it/?p=94398</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si è chiusa il 13 novembre la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti Climatici in programma quest’anno a Glasgow, in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/cop26-focus-sull-industria-della-moda/">COP26, FOCUS SULL&#8217;INDUSTRIA DELLA MODA</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Si è chiusa il 13 novembre la <strong>Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti Climatici</strong> in programma quest’anno a <strong>Glasgow</strong>, in Scozia, a partire dal 31 ottobre. Meglio nota come<strong> COP26</strong>, la conferenza ha preso in considerazione anche due temi di grande rilevanza per l’industria della moda: il rinnovo della<strong> <em>Fashion Industry Charter for Climate Action</em></strong> e l’adozione di una politica commerciale a sostegno di un più ampio utilizzo di materiali ecocompatibili.</p></blockquote>
<p>Un accordo su come intensificare l’azione globale per risolvere la <strong>crisi climatica</strong> è il macro-obiettivo che si sono dati i leader del mondo. Obiettivo così declinato:</p>
<ul>
<li>ridurre del 45% le emissioni di CO<sub>2 </sub>entro il 2030 per arrivare a emissioni zero entro il 2050</li>
<li>contenere l’aumento della temperatura media globale entro i 2 gradi, rafforzando l’impegno per limitarlo a 1,5 gradi al di sopra dei livelli preindustriali</li>
<li>proteggere le comunità e gli habitat naturali</li>
<li>mobilitare la finanza</li>
<li>collaborare per raggiungere gli obiettivi</li>
</ul>
<p>Se sui primi due punti si è tenuto duro, lo stesso presidente della COP26 <strong>Alok Sharma</strong> ha parlato di una “vittoria fragile”. Pochi risultati concreti e tanto “bla bla bla”, ha detto invece l’attivista <strong>Greta </strong><strong>Thunberg</strong>, con un’espressione diventata virale in un battito di ciglia.<br />
Il punto che ha fatto più discutere – e che più ha contribuito ad annacquare l’accordo – è quello relativo all’<strong>uscita dal carbone</strong>. All’ultimo minuto, l’India è riuscita infatti a introdurre, col sostegno della Cina, la modifica di un termine che nella sostanza fa una gran differenza. L’espressione <strong>phase out</strong> (eliminazione) nel testo finale è diventata <strong>phase down</strong> (riduzione progressiva), ad accogliere le richieste di un Paese alle prese con priorità legate più all’eliminazione della povertà che al riscaldamento climatico…</p>
<p>La nota positiva è che la COP26 si sia conclusa con la firma del<span style="color: #99b812;"> <a style="color: #99b812;" href="https://www.esg360.it/esg-world/cop26-arriva-la-firma-al-glasgow-climate-pact/"><strong>Glasgow Climate Pact</strong></a> </span>da parte di 197 Paesi e la definizione di obiettivi tanto necessari quanto impegnativi. Conteranno le azioni, naturalmente, ma l’esposizione globale di un simile impegno resta un traguardo impensabile fino a pochi anni fa.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Il rinnovo della Carta della Moda</strong></span></h2>
<p>Con un totale di emissioni globali oscillante tra il 2% e il 10%, la moda si conferma uno dei settori più inquinanti al mondo nonostante gli sforzi intrapresi per uno sviluppo sostenibile. Malgrado questo o forse proprio per questo, sarebbe meglio dire, l’industria del fashion ha svolto un ruolo chiave nella COP26. E il rinnovo della <em>Fashion Industry Charter for Climate Action</em> ne è la conferma.</p>
<p>La <strong>Carta della Moda</strong>, in sostanza, prevede il limite del riscaldamento globale sotto il grado e mezzo sui livelli pre-industriali, la riduzione delle emissioni del 45% entro il 2030 per arrivare a zero entro il 2050, l’<strong>approvvigionamento del 100% di elettricità da fonti rinnovabili</strong> entro il 2030 e di materie prime rispettose dell’ambiente, nonché l’eliminazione graduale del carbone dalla catena di fornitura.<br />
Quanto ai sottoscrittori, sono 130 le aziende e 41 le organizzazioni coinvolte che sotto l’egida dell’UN Climate Change collaboreranno per rispettare gli impegni presi. In che modo? Attraverso gruppi di lavoro che mireranno ad identificare le migliori pratiche, rafforzare le azioni già in atto e affrontare le lacune al fine di consentire al settore di raggiungere gli obiettivi climatici.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"> <strong>La richiesta di una politica commerciale ad hoc</strong></span></h2>
<p>Un altro punto che ha visto il settore moda in prima linea è stato il sostengo alla richiesta di Textile Exchange a nome di oltre 50 aziende della moda e del tessile per l’applicazione di una politica volta a incentivare l’<strong>uso di materiali ecocompatibili</strong>.<br />
L’appello a favore dell’applicazione di <strong>tariffe preferenziali </strong>per materiali come cotone organico e fibre riciclate si rifà al <span style="color: #99b812;"><a style="color: #99b812;" href="https://textileexchange.org/wp-content/uploads/2019/10/The-price-paradigm.pdf"><strong>Textile Exchange Preferential Tariff Project</strong></a> </span>avviato nel 2018, in cui si ventilavano incentivi come crediti d&#8217;imposta e/o sospensione o riduzione dei dazi di un componente importato o di un prodotto finito e certificato.</p>
<p>Tale richiesta rappresenta una soluzione pratica per aiutare l’industria della moda a raggiungere i suoi obiettivi climatici attraverso <strong>una leva politica importante ma spesso trascurata: quella commerciale</strong>. Un appello, insomma, che mira a rimuovere nel concreto la barriera dell’aumento dei costi da sostenere per chi intende utilizzare materiali più sostenibili. E a consentire il raggiungimento dell’obiettivo industriale di Textile Exchange di ridurre del 45% le emissioni di gas serra nella fase di pre-filatura della produzione di fibre e materiali tessili entro il 2030.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Grande assente, l’economia circolare</strong></span></h2>
<p>Tecnologie, fibre a basso impatto carbonico, incentivi da sollecitare ai governi per l’agricoltura rigenerativa, strategie comunicative per convincere il consumatore a ridurre il proprio impatto ambientale… E sul fine vita dei prodotti, cosa è stato detto? Poco o niente, così come sui temi della fast fashion e dell’over produzione. Fino a che, almeno, nel corso dei lavori non ha preso la parola una ragazza – una giovane attivista, probabilmente – che ha chiesto <strong>come è possibile riconoscere al settore della moda un impegno reale verso la sostenibilità quando la produzione registra un tasso di crescita annuo del 3%.</strong> La risposta più credibile è arrivata da <strong><em>Claire Berkamp</em></strong> di Textile Exchange, secondo cui bisogna in effetti intensificare gli sforzi per ridurre l’over production, investendo al contempo su materiali socialmente ed ecologicamente più virtuosi e sull’agricoltura rigenerativa, che ancora soffre di un importante gap tecnologico. Ogni obiettivo in materia di clima, altrimenti, sarà improponibile.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>La speranza contro la paura</strong></span></h2>
<p>Volendo tirare le fila, la COP26 ha evidenziato soprattutto un aspetto: che non c’è più tempo per le banalità o per obiettivi ambiziosi in un futuro lontano. La sostenibilità è diventata la sola scelta possibile di oggi, di questo preciso momento storico. <em>&#8220;Dobbiamo sfruttare questa opportunità per creare un mondo più equo e la nostra motivazione non dovrebbe essere la paura, ma la speranza”</em>, ha chiosato il novantacinquenne naturalista britannico <strong>David Attenborough</strong>.</p>
<p>I sistemi a supporto concreto del cambiamento non mancano, secondo <strong>Francesca Rulli</strong>, ma sulla riduzione delle emissioni di CO<sub>2</sub> così come su tanti altri fronti, le azioni da portare avanti sono urgenti e impegnative. “<em>Attraverso il protocollo <span style="color: #99b812;"><strong><a style="color: #99b812;" href="https://www.4sustainability.it/planet/">Planet 4sustainability</a></strong></span>, supportiamo la filiera del fashion &amp; luxury nella mappatura delle priorità di intervento in materia ambientale, nel calcolo delle emissioni ad avvio progetto e nella stesura e follow up di un piano triennale di intervento per la loro riduzione. Tanti percorsi di questo tipo messi insieme in sinergia con gli impegni assunti dai brand daranno un contributo consistente alla difesa del nostro pianeta</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/cop26-focus-sull-industria-della-moda/">COP26, FOCUS SULL&#8217;INDUSTRIA DELLA MODA</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
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		<item>
		<title>DIVENTARE CHEMICAL MANAGER: I CORSI ZDHC 2022</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/diventare-chemical-manager-tutte-le-date-2022-del-training-zdhc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Nov 2021 15:49:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[chemical management]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[ZDHC]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con oltre 40 sessioni all’attivo e più di 350 addetti della filiera moda coinvolti in percorsi di aggiornamento continuo sul [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/diventare-chemical-manager-tutte-le-date-2022-del-training-zdhc/">DIVENTARE CHEMICAL MANAGER: I CORSI ZDHC 2022</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Con <strong>oltre 40 sessioni all’attivo</strong> e più di 350 addetti della filiera moda coinvolti in percorsi di aggiornamento continuo sul chemical management, <strong>Process Factory</strong> ti aspetta con i suoi <strong>corsi accreditati ZDHC </strong>per il <strong>2022</strong>. Il fine, come sempre, è trasferire alle aziende del settore le conoscenze necessarie per gestire la <strong>graduale eliminazione delle sostanze chimiche</strong> tossiche e nocive dai processi produttivi.</p></blockquote>
<p>In continuità con il 2021, la formazione ZDHC sarà erogata anche ad anno nuovo <strong>prevalentemente</strong> online. La pandemia, infatti, ci ha insegnato se non altro ad apprezzare la <strong>modalità a distanza</strong>, che ha sicuramente tra i suoi pro l’ottimizzazione di tempi e logistica.<br />
Detto questo, <strong>dal 2022</strong> vogliamo restituire la possibilità a chi lo preferisce di tornare fisicamente in aula, partendo dal corso che più di altri si presta allo scopo: il CMS TIG (Chemical Management System Technical Industry Guide), previsto nella seconda parte dell&#8217;anno anche via web..</p>
<h2><span style="color: #99b812;">Pronti, attenti… CMS TIG (online)</span></h2>
<h3><strong>18-19-20 gennaio 2022 (9.00 &#8211; 11.30)</strong></h3>
<p>Visto il tutto esaurito di ottobre, il primo appuntamento dell’inverno lo dedichiamo al webinar avanzato <strong>ZDHC CMS TIG</strong>. Si tratta di un corso molto operativo, che approfondisce la metodologia e gli strumenti sviluppati nel tempo da ZDHC e recepiti dal protocollo <a href="https://www.4sustainability.it/chemical-management/"><strong><span style="color: #99b812;">Chem 4sustainability</span></strong></a>.<br />
L’obiettivo è dotare i partecipanti delle conoscenze idonee a costruire un sistema di gestione delle sostanze chimiche in linea con la metodologia ZDHC, a utilizzare gli strumenti messi<br />
a disposizione dalla stessa ZDHC e a comprendere il <strong>Supplier to Zero Program</strong> fino al livello Aspirational.</p>
<p>A seguire, <strong>le altre date in calendario</strong>:</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Introduction to Chemical Management (online) </strong></span></h2>
<h3><strong>22-23-24 febbraio 2022 (9.00 &#8211; 11.30)</strong></h3>
<p>Un corso base strutturato per andare incontro alle specificità della filiera italiana e fornire<br />
le conoscenze essenziali in materia di MRSL e valutazione del rischio chimico, mappatura dei processi e comunicazione tra gli anelli della filiera, chemical inventory, misure di mitigazione dell’impatto ambientale, ruolo del chemical manager, ecc.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Top 10 Issues &amp; Best Practices (online)</strong></span></h2>
<h3><strong>15-16-17 marzo 2022 (9.00 &#8211; 11.30)</strong></h3>
<p>Altro corso base ma con un focus specifico. Il fine ultimo è identificare le possibili criticità nell’implementazione di un sistema di chemical management, individuare le soluzioni più idonee a superare le sfide operative interne all’organizzazione, qualificare il sistema aziendale di gestione delle sostanze chimiche in produzione.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Wastewater Management (online) </strong></span></h2>
<h3><strong>5 aprile 2022 (9.00 &#8211; 12.00)</strong></h3>
<p>Webinar avanzato di tre ore complessive, strutturato per fornire ai partecipanti una panoramica delle Wastewater Guidelines di ZDHC, dei requisiti di campionamento e analisi delle acque e delle tecnologie disponibili per il loro trattamento. I partecipanti ne trarranno le conoscenze necessarie a gestire<br />
le situazioni di non conformità avendone comprese le cause a monte.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>ZDHC CMS TIG (in presenza)</strong></span></h2>
<h3><strong>10 maggio 2022 (9.00 &#8211; 18.00)</strong></h3>
<p>Con la primavera, tornano finalmente in presenza i corsi di Process Factory accreditati ZDHC! Naturale ripartire dal corso ZDHC CMS TIG, che più di altri è incentrato sull’interazione tra docenti e corsisti. La formula sarà quella collaudata prima della pandemia: 8 ore di lezione, un welcome coffee per cominciare con la giusta carica e un light lunch intorno alle 13.00 per prendere fiato e fare anche un po’ di networking alla vecchia maniera!</p>
<h2><span style="color: #99b812;">I<strong>ntroduction to Chemical Managament (online, inglese)</strong></span></h2>
<h3><strong>27-28-29 settembre 2022 (9.00 – 11.30)</strong></h3>
<p>In autunno, il calendario prevede l’unica data dell’anno in lingua inglese. Se avete clienti e/o fornitori esteri interessati, questa è sicuramente un’opportunità da segnalare.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Come faccio a iscrivermi?</strong></span></h2>
<p>Tutti i corsi erogati da Process Factory sono a <strong>numero chiuso</strong> per offrire un’esperienza di formazione ottimale. Per iscriversi alle sessioni già calendarizzate occorre:</p>
<ul>
<li>registrarsi alla <a href="https://academy.roadmaptozero.com/"><strong>ZDHC Academy</strong></a> creando un proprio account; se ne hai già uno attivo, puoi fare direttamente il login e selezionare il/i corso/i di tuo interesse</li>
<li>compilare in ogni sua parte la <strong><a href="https://www.4sustainability.it/iscrizione-corsi-zdhc/">scheda di adesione online</a> </strong>di Process Factory</li>
</ul>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Al termine del corso, riceverò un attestato?</strong></span></h2>
<p>Se superi l’esame di fine corso, riceverai da ZDHC un <strong>attestato di Chemical Manager</strong> <strong>valido due anni</strong> <strong>e</strong> <strong>riconosciuto a livello internazionale</strong>.</p>
<h4><strong>INFO: </strong>055461947 &#8211;<strong> </strong><a href="mailto:training@processfactory.it">training@processfactory.it</a></h4>
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		<title>AZIENDE 4SUSTAINABILITY: TINTORIA 2000 TOCCA PER PRIMA IL TRAGUARDO DELL’ECCELLENZA</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/aziende-4sustainability-tintoria-2000-tocca-per-prima-il-traguardo-dell-eccellenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Sep 2021 13:52:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[aziende 4S]]></category>
		<category><![CDATA[chemical management]]></category>
		<category><![CDATA[filiera sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Rulli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tintoria e Finissaggio 2000 tocca per prima il traguardo dell&#8217;eccellenza nell&#8217;implementazione del progetto 4s Chem per l&#8217;eliminazione delle sostanze chimiche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/aziende-4sustainability-tintoria-2000-tocca-per-prima-il-traguardo-dell-eccellenza/">AZIENDE 4SUSTAINABILITY: TINTORIA 2000 TOCCA PER PRIMA IL TRAGUARDO DELL’ECCELLENZA</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Tintoria e Finissaggio 2000 tocca per prima il traguardo dell&#8217;eccellenza nell&#8217;implementazione del progetto 4s Chem per l&#8217;eliminazione delle sostanze chimiche tossiche e nocive dai cicli produttivi in coerenza con la metodologica ZDHC. Un risultato che parla al mercato di impegno, trasparenza e intelligenza manageriale.</p></blockquote>
<p>È notevole sotto molti punti di vista che la prima delle <a href="https://www.4sustainability.it/aziende-4s/"><strong>Aziende 4sustainability</strong></a> a raggiungere il <strong>traguardo dell’eccellenza</strong> nell’implementazione di un’iniziativa di sostenibilità e <a title="Chemical Management" href="https://www.4sustainability.it/diventare-chemical-manager-tutte-le-date-2022-del-training-zdhc/">Chemical Management</a> come <a href="https://www.4sustainability.it/chemical-management/"><strong>4s Chem</strong></a> appartenga a una categoria di imprese che fisiologicamente fanno un uso ampio e diffuso di <strong>prodotti chimici</strong> e sono per questo ritenute a priori poco sostenibili.</p>
<p><a href="http://www.tf2000.it/?ertthndxbcvs=yes"><strong>Tintoria e Finissaggio 2000</strong></a> smentisce allegramente ogni preconcetto, ottenendo nell’ultimo audit sul chemical management il <strong>livello Excellence</strong>. A farglielo meritare, non solo la conformità con i requisiti del protocollo 4sustainability, ma l’elevato punteggio ottenuto su quasi tutte le voci di valutazione.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Sul chemical management, ottimi numeri e ottimi voti</strong></span></h2>
<p>Nel campo della nobilitazione tessile, l’<strong>azienda biellese</strong> rappresenta un po’ un unicum, essendo specializzata nella tintura e nel finissaggio dei tessuti a maglia, nell’accoppiatura e nella stampa digitale. Attrezzata per lavorare praticamente tutte le fibre, mantiene un focus forte sulla lana e le fibre nobili come il cachemire.</p>
<p>Tintoria 2000 si distingue per l’attenta <strong>selezione dei prodotti chimici </strong>impiegati nei processi produttivi – prediligendo in larga parte quelli validati da <strong>ZDHC </strong>sulla <strong>piattaforma Gateway</strong> – e per la gestione capillare ed efficace dei materiali dei clienti, oltre che dei prodotti chimici di cui sopra, nelle varie fasi di trasformazione. Eccellente anche il <strong>rating sul monitoraggio degli scarichi idrici</strong>, che non registrando elementi sostanziali di criticità, sono la prova migliore di un’accurata selezione a monte delle sostanze utilizzate.</p>
<p>Gli indicatori di performance sono il cardine di un <strong>framework di implementazione</strong> come 4sustainability che l’azienda ha adottato nel <strong>2018</strong>, avviando con <a href="https://www.processfactory.it/"><strong>Process Factory</strong></a> una collaborazione sul <strong>chemical management</strong> destinata a estendersi anche ad altre iniziative della sua roadmap per la sostenibilità.<br />
L’<strong>attenzione all’ambiente</strong> viene però da lontano. Siamo negli anni Settanta, infatti, quando Tintoria 2000 si dota di un efficace <strong>impianto di depurazione</strong>, sul quale ha investito costantemente nel tempo per migliorarne le prestazioni. Tre anni fa, l’impianto viene sostanzialmente rinnovato integrando un’innovativa tecnologia per la <strong>microfiltrazione delle acque di scarico</strong>, che vengono trattate e in parte recuperate per uso interno, in parte restituite “pulite” all’ambiente.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Dino Masso: “La sostenibilità come opportunità e scelta culturale”</strong></span></h2>
<p>“<em>Per una tintoria, le acque di scarico sono fra i fattori di inquinamento più rilevanti</em>”, sottolinea l’Amministratore di Tintoria 2000 <strong>Dino Masso</strong>. “<em>Ecco perché ci teniamo tanto: perché su questo fronte possiamo incidere in modo significativo sulla riduzione del nostro impatto ambientale. E le <strong>analisi effettuate</strong> avendo come riferimento i requisiti del protocollo 4s Chem stabiliti in linea con la metodologia ZDHC stanno lì a dimostrarlo</em>”.</p>
<p>Altro fronte importante di impegno è la <strong>preparazione dei colori</strong>, che già dagli anni Novanta, in Tintoria 2000, avviene attraverso <strong>un sistema completamente automatizzato</strong> a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, senza bisogno di entrare in contatto con polveri ad altissima volatilità o altre sostanze potenzialmente pericolose.<br />
“<em>La sostenibilità è anche e soprattutto una questione di rispetto per le persone e di cultura aziendale</em>”, spiega Masso. “<em>Questo significa che deve permeare l’organizzazione in tutte le sue funzioni coinvolgendo le persone, appunto. Non è un caso se, coerentemente con i requisiti di 4s Chem, la <strong>formazione sulla sostenibilità</strong> è entrata in modo tanto importante nelle nostre politiche. E non è un caso se abbiamo introdotto in azienda la <strong>figura del Sustainability Manager</strong>: si tratta, anche qui, di una scelta di campo sostanziale, che formalizza la strategia dell’azienda verso la sostenibilità comunicando al mercato che certi processi sono presidiati con metodo e continuità</em>”.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>La partnership con Process Factory</strong></span></h2>
<p>La <strong>partnership con Process Factory </strong>è l’espressione fedele di questa visione. “<em>Credo che la sostenibilità sia un’opportunità, piuttosto che un vincolo. Trasformare in senso sostenibile il proprio modello di business ha certamente dei costi, ma questi costi sono ampiamente ripagati in termini sia di <strong>efficienza</strong> che di <strong>creazione di valore</strong>. In questo percorso </em>– conclude Masso –<em> la garanzia di un partner serio come Process Factory e di un sistema come 4sustainability è ciò che ha fatto la differenza. Non eravamo interessati all’ennesimo bollino, né abbiamo mai inteso la sostenibilità come operazione di marketing. Ci serviva un alleato attrezzato per realizzare con noi <strong>una strategia di sviluppo di ampio respiro</strong> incentrata sulla <strong>sostenibilità</strong>. Il tipo di risposte che cercavamo sul chemical management, nello specifico, l’abbiamo trovato nell’approccio ZDHC che il protocollo 4s Chem pienamente recepisce</em>”.</p>
<p><strong>Francesca Rulli</strong>, CEO di Process Factory e ideatrice di 4sustainability, ricorda l’incontro di qualche anno fa con Dino Masso e la sensazione immediata di affinità su un modello di sviluppo capace di integrare etica e business. “<em>L<strong>’attenzione all’ambiente e alle persone</strong> che Dino interpreta col suo lavoro non è fatta di parole, di iniziative spot o manifesti eclatanti </em>– sottolinea – <em>ma di processi efficienti, apertura alla collaborazione, alla trasparenza dei dati e a <strong>misurazioni strutturate degli indicatori di prestazione</strong> a cui fare riferimento per migliorare. Sono gli stessi principi su cui si fonda il sistema 4sustainability, un sistema che Tintoria interpreta con grande impegno anche come vantaggio competitivo, riuscendo ad essere d’esempio per tanti altri operatori della filiera</em>”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/aziende-4sustainability-tintoria-2000-tocca-per-prima-il-traguardo-dell-eccellenza/">AZIENDE 4SUSTAINABILITY: TINTORIA 2000 TOCCA PER PRIMA IL TRAGUARDO DELL’ECCELLENZA</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
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		<title>EVENTO ZDHC PROGRESSING TO ZERO: IL SISTEMA 4S CHEM PER L’ECCELLENZA</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/evento-zdhc-progressing-to-zero-il-sistema-4s-chem-per-l-eccellenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Sep 2021 09:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[chemical management]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[filiera sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Rulli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.4sustainability.it/?p=93647</guid>

					<description><![CDATA[<p>In che modo la formazione può supportare brand e filiera nell&#8217;implementazione di un sistema per l&#8217;eliminazione delle sostanze chimiche tossiche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/evento-zdhc-progressing-to-zero-il-sistema-4s-chem-per-l-eccellenza/">EVENTO ZDHC PROGRESSING TO ZERO: IL SISTEMA 4S CHEM PER L’ECCELLENZA</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>In che modo la formazione può supportare brand e filiera nell&#8217;implementazione di un sistema per l&#8217;eliminazione delle sostanze chimiche tossiche e nocive in produzione? Quali sono, in questo senso, i riscontri di brand e filiera?</p></blockquote>
<p>Se ne è discusso il <strong>7 settembre</strong> all&#8217;evento <strong><em>ZDHC Progressing to Zero &#8211; Going beyond the foundations of Sustainable Chemical Management</em></strong>. L&#8217;occasione, più in particolare, è il panel moderato da <strong>Mariella Noto</strong>, Senior Implementation Manager di <strong>ZDHC</strong>, in cui <strong>Fabiana Morandi</strong>, Environmental Sustainability Supervisor del <strong>Gruppo Benetton</strong>, e <strong>Francesca Rulli</strong>, CEO di <strong>Process Factory</strong> e ideatrice del framework <strong>4sustainability</strong>, si sono confrontate esprimendo rispettivamente le posizioni dei brand e quelle di un service provider da sempre a fianco della <strong>filiera moda</strong> proprio nella realizzazione di progetti concreti di sostenibilità.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Il sistema 4s Chem</strong></span></h2>
<p>“<em>Da anni, con il nostro protocollo <strong><a href="https://www.4sustainability.it/chemical-management/">4s Chem</a></strong>, supportiamo brand e supply chain nell’implementazione della <strong>roadmap ZDHC</strong></em>”, ha sottolineato Rulli. “<em>La formazione è un driver fondamentale per accompagnare le aziende in questo percorso naturalmente teso all’eccellenza, è il primo passo per <strong>creare conoscenza e cultura</strong>, per <strong>incentivare la collaborazione tra diverse funzioni</strong>, per <strong>sostenere le aziende nel miglioramento dei processi</strong></em>.<br />
<em>Parlo di un complesso di attività – operative e di formazione continua – che consente di misurare risultati e progressi, aumentando la <strong>trasparenza</strong> dell&#8217;intera catena del valore. Tutte le responsabilità aziendali sono coinvolte per ottenere prestazioni sempre più qualificanti: dallo sviluppo del prodotto agli acquisti, alla gestione dei fornitori e del magazzino&#8230; Con 4s Chem – e il suo allineamento totale a ZDHC – vogliamo differenziarci in modo sostanziale da soluzioni una tantum che non permettono, di fatto, di crescere nel tempo</em>”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/evento-zdhc-progressing-to-zero-il-sistema-4s-chem-per-l-eccellenza/">EVENTO ZDHC PROGRESSING TO ZERO: IL SISTEMA 4S CHEM PER L’ECCELLENZA</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>CON L’AUTUNNO TORNANO I CORSI ZDHC: SCOPRI LE PROSSIME DATE!</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/con-l-autunno-tornano-i-corsi-zdhc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2021 09:45:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[chemical management]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[filiera sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[ZDHC]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.4sustainability.it/?p=93435</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con oltre 40 sessioni all’attivo e più di 350 addetti della filiera moda coinvolti in percorsi di aggiornamento continuo sul [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/con-l-autunno-tornano-i-corsi-zdhc/">CON L’AUTUNNO TORNANO I CORSI ZDHC: SCOPRI LE PROSSIME DATE!</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Con oltre 40 sessioni all’attivo e più di 350 addetti della filiera moda coinvolti in percorsi di aggiornamento continuo sul <a title="Chemical Management" href="https://www.4sustainability.it/diventare-chemical-manager-tutte-le-date-2022-del-training-zdhc/">chemical management</a>, Process Factory ti aspetta in autunno con prossimi corsi accreditati ZDHC. Il fine, come sempre, è trasferire alle aziende del settore le conoscenze necessarie per gestire la graduale eliminazione delle sostanze chimiche tossiche e nocive dai processi produttivi.</p></blockquote>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Le date in calendario</strong></span></h2>
<p>Visto il grande interesse riscosso a maggio dalla sessione di lancio, il primo appuntamento d’autunno lo dedichiamo al corso avanzato ZDHC CMS TIG. A seguire, il modulo base dedicato all’industria conciaria <em>Introduction to Chemical Management for Leather Tanneries</em> e quello rivolto al settore tessile, <em>Introduction to Chemical Management</em>.</p>
<p>Il format per tutte le date è quello collaudato nell’ultimo anno e mezzo: corsi online in sessione unica ma articolata su tre giorni consecutivi, con <strong>slot di 2 ore e mezza</strong> ciascuno per favorire la frequenza e ottimizzare l’esperienza di apprendimento a distanza.</p>
<h3><strong>ZDHC CMS TIG (Chemical Management System Technical Industry Guide)<br />
4-5-6 ottobre 2021 – Corso Avanzato </strong></h3>
<p>Si tratta di un corso molto operativo che approfondisce la metodologia e gli strumenti sviluppati nel tempo da ZDHC e recepiti dal protocollo <a href="https://www.4sustainability.it/chemical-management/"><strong>Chem 4sustainability</strong></a>. L’obiettivo è fornire ai partecipanti le conoscenze necessarie per costruire un sistema di gestione delle sostanze chimiche in linea con la metodologia ZDHC, utilizzare gli strumenti messi a disposizione dalla stessa ZDHC e comprendere il Supplier to Zero Program fino al livello Aspirational.</p>
<h3><strong>Introduction to Chemical Management for Leather Tanneries<br />
25-26-27 ottobre 2021 – Corso Base</strong></h3>
<p>Il corso è strutturato per andare incontro alle specificità della filiera italiana e fornisce le conoscenze-base in materia di MRSL e valutazione del rischio chimico, mappatura dei processi e comunicazione tra gli anelli della filiera, chemical inventory, misure di mitigazione dell’impatto ambientale, ruolo del chemical manager, ecc.</p>
<h3><strong>Introduction to Chemical Management<br />
8-9-10 novembre 2021 – Corso Base</strong></h3>
<p>Il programma e le finalità del corso sono analoghi a quelli per la filiera della pelle. A cambiare è il settore di riferimento, sulle cui specificità ed esigenze i docenti tareranno la parte didattica e i momenti di interazione con l’aula, portando esempi pratici ed evidenziando problematiche e risvolti tipici della filiera tessile.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Perché iscriversi?</strong></span></h2>
<p>Perché l’aggiornamento continuo è l’unica via possibile per accrescere le performance di sostenibilità delle nostre aziende. E perché, al superamento dell’esame finale, ZDHC rilascerà un <strong>attestato internazionale di chemical manager valido 2 anni</strong>.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Cosa fare per partecipare?</strong></span></h2>
<p>Per partecipare, è necessario:</p>
<ul>
<li>registrarsi alla <a href="https://academy.roadmaptozero.com/"><strong>ZDHC Academy</strong></a> creando un proprio account; chi ne ha già uno attivo, può fare direttamente il login e selezionare il/i corso/i di proprio interesse</li>
<li>compilare in ogni sua parte la <a href="https://www.4sustainability.it/iscrizione-corsi-zdhc/"><strong>scheda di adesione online</strong></a> di Process Factory</li>
</ul>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Quanto costano i corsi?</strong></span></h2>
<p>Tutti i corsi hanno un costo di <strong>€ 300,00 + IVA</strong> ciascuno, comprensivo della quota destinata a ZDHC per l’emissione dell’attestato finale.</p>
<h3></h3>
<h3>Per maggiori informazioni: 055461947 &#8211; <a href="mailto:training@processfactory.it">training@processfactory.it</a>.</h3>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/con-l-autunno-tornano-i-corsi-zdhc/">CON L’AUTUNNO TORNANO I CORSI ZDHC: SCOPRI LE PROSSIME DATE!</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
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	</channel>
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