Per Amazon la user experience è sempre stato un aspetto prioritario. Va esattamente in questa direzione la decisione di etichettare con una clessidra alata i prodotti che si presentano come rispettosi dell’ambiente. Lo scopo? Diventare un riferimento attendibile per clienti sempre più consapevoli. Che non sono pochi! Secondo un sondaggio condotto lo scorso aprile da McKinsey sui consumatori europei, è emerso infatti che oltre il 60% degli intervistati considera come determinante nella decisione d’acquisto il modo in cui i marchi interpretano la sostenibilità.

CLIMATE PLEDGE FRIENDLY: PROGRAMMA ED ETICHETTA

Il progetto pilota è nato sul sito web statunitense, ma Amazon sta organizzando il lancio anche in altri paesi. Nel frattempo, sono già oltre 25.000 i prodotti inclusi nel programma Climate Pledge Friendly e appartengono a diverse categorie quali moda, bellezza e articoli per la casa.
L’iniziativa – ha spiegato il fondatore e amministratore delegato di Amazon Jeff Bezos – ha lo scopo di agevolare i clienti nella scelta di articoli a maggior contenuto di sostenibilità, inducendo i marchi a regolarsi di conseguenza.
Per potersi fregiare della nuova etichetta di Amazon i prodotti dovranno ottenere almeno una delle 19 certificazioni selezionate da Amazon fra le centinaia esistenti a garanzia del ridotto impatto ambientale degli articoli.
Tra i titolati troviamo anche Textile Exchange, organizzazione globale a cui anche 4sustainability® si riferisce da sempre impegnata a guidare la conversione del settore verso l’utilizzo di fibre, standard e reti di fornitura responsabili.
Gli standard di Textile Echange presi in considerazIone sono Recycled Claim Standard, Global Recycled Standard, Organic Content Standard e Responsible Wool Standard.

TRA IMPEGNI E CRITICHE

Il Climate Pledge Friendly arriva in un momento di enorme sforzo da parte di Amazon per contrastare il suo rilevante impatto ambientale. Nel 2019 ha assunto il pubblico impegno di raggiungere entro il 2040 la neutralità del carbonio. Quest’anno, ha istituito un fondo da 2 miliardi di dollari per sostenere le imprese e i progetti che aiuteranno a decarbonizzare l’economia.

A fronte di queste buone iniziative, restano le critiche per le pile di scatole che riempiono i suoi magazzini e che sono diventate un simbolo di consumismo selvaggio o i 51,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica prodotte dal colosso dell’e-commerce.

AMAZON NON CI STA

Poiché i prodotti devono soddisfare solo una delle certificazioni selezionate da Amazon, le perplessità anche su questo punto non si sono fatte attendere. Secondo Dio Kurazawa, partner fondatore della società di consulenza sulla catena di approvvigionamento sostenibile The Bear Scouts, per fare affermazioni credibili le aziende devono condurre valutazioni sull’intero ciclo di vita del prodotto e non prendere in considerazione solamente un aspetto. Maxine Bédat, fondatrice e direttrice del think tank di moda sostenibile del New Standard Institute, rincara la dose e taccia di greenwashing iniziative come quella di Amazon. Accusa respinta al mittente, come era logico aspettarsi…