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	<title>filiera sostenibile Archivi - 4sustainability</title>
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	<description>Your Way to Sustainable Fashion</description>
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	<title>filiera sostenibile Archivi - 4sustainability</title>
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	<item>
		<title>ANGELO VASINO: COLTIVARE LA SOSTENIBILITÀ</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/angelo-vasino-coltivare-la-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Feb 2022 13:18:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[aziende 4S]]></category>
		<category><![CDATA[filiera sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Rulli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il rumore di una tessitura ti fa socchiudere gli occhi e sorridere, come quando si corre mentre nevica. Il rumore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;Il rumore di una tessitura ti fa socchiudere gli occhi e sorridere, come quando si corre mentre nevica. Il rumore di una tessitura è continuo e inumano, fatto di mille suoni metallici sovrapposti, eppure a volte sembra una risata&#8221;. </em>(Edoardo Nesi)</p>
<p style="text-align: left;">
</blockquote>
<p>È sufficiente questa frase, scelta per l’Home Page del sito aziendale, per dedurre che l’attività di realizzare tessuti, per <strong>Angelo Vasino SpA</strong>, non è né è mai stata solo business. Dietro c’è del romanticismo vero e una visione del lavoro portata avanti con l’attenzione forse inconsapevole, al principio – ma non per questo meno rilevante – ad aspetti-chiave della sostenibilità sia ambientale che sociale.</p>
<p>L’incontro con <strong><a href="https://www.processfactory.it/" target="_blank" rel="noopener">Process Factory</a></strong> e l’adesione al <strong>commitment 4sustainability</strong> hanno strutturato questa vocazione in un percorso che si arricchirà nel tempo di nuovi progetti e che è partito, come giusto che sia, da una valutazione mirata a individuare <strong>punti di forza e priorità di intervento</strong>. Da questa fotografia è emersa la scelta, da parte dell’azienda, di avviare l’iniziativa <strong><a href="https://www.4sustainability.it/trace/">4s TRACE</a></strong> di mappatura, coinvolgimento e monitoraggio dei fornitori, che hanno adottato la carta dei valori 4sustainability e raccolto dati sulle <strong>performance di sostenibilità</strong>.</p>
<h2><span style="color: #99b812;">Una tradizione lunga settant’anni</span></h2>
<p>L’azienda nasce nel <strong>1955 </strong>a Chieri, dove l’arte tessile è di casa già dal Medioevo. Angelo Vasino riunisce due telai, un orditoio e due operaie, creando una piccola tessitura che già negli anni Sessanta si affaccia sui mercati internazionali, esportando i suoi tessuti in Germania, Francia, Giappone e Stati Uniti.</p>
<p>Se gli anni Settanta sono quelli della consacrazione internazionale, in cui l’azienda rifornisce di tessuti di pregio molte grandi griffe di alta moda – da <strong>Pierre Cardin</strong> a <strong>Yves Saint Laurent</strong>, <strong>Céline</strong>, <strong>Christian Lacroix</strong>, <strong>Chloé</strong>, <strong>Courrège</strong>… – negli anni Novanta prende forma la vocazione dell’azienda all’innovazione, con il rinnovamento integrale degli spazi e delle tecnologie produttive e un’attività continua di sperimentazione e ricerca applicata a processi e prodotti. Una tradizione che continua anche oggi con il recente acquisto di <strong>telai a tecnologia 4.0</strong> e il progetto in corso per dotarsi di un <strong>impianto fotovoltaico</strong>.</p>
<h2><span style="color: #99b812;">DNA sostenibile</span></h2>
<p>Per tante aziende della filiera, la sostenibilità consiste in una serie di comportamenti naturalmente improntati alla <strong>responsabilità</strong> e al <strong>buon senso</strong>. Comportamenti sui quali si può ben costruire, lavorando sulla <strong>consapevolezza </strong>e pianificando l’impegno per indirizzarlo a <strong>un modello praticabile di sviluppo sostenibile</strong>.<br />
Angelo Vasino è in questo senso un’azienda tipo. C’è un contesto favorevole e una visione idonea a implementare <strong>progetti concreti di sostenibilità</strong> con ritorni interessanti già nel medio periodo. La proprietà ha ben chiaro, infatti, che le maggiori opportunità di crescita risiedono proprio nell’investire su processi e risorse sostenibili.</p>
<h2><span style="color: #99b812;">Social Farm Experience</span></h2>
<p>Prendiamo ad esempio la dimensione sociale della sostenibilità, l’attenzione alla sicurezza e al <strong>benessere dei lavoratori</strong>. Angelo Vasino presidia bene da sempre questi aspetti, con l’indice degli infortuni pari a zero, ma anche con <strong>un approccio creativo</strong> di cui è espressione, per esempio, la <strong>Social Farm</strong> dell’azienda. Di cosa si tratta? Di un’impresa agricola a tutti gli effetti, avviata da <strong>Renato e Giuseppe Vasino</strong> nella prima fase della pandemia e del <em>lockdown</em> più rigoroso.</p>
<p>“<em>Le macchine ferme, i lavoratori a casa… Non ero così fiducioso che l’attività ripartisse”, </em>ricorda l’AD Renato Vasino. <em>“Temevo che l’inattività forzata, alla lunga, avrebbe avvilito la squadra. Ho immaginato un progetto che motivasse le persone e le mantenesse attive in vista della ripresa. Il terreno attiguo agli stabilimenti faceva al caso nostro. Lo abbiamo ripulito, suddiviso in lotti e seminato. Abbiamo acquistato gli attrezzi agricoli necessari, realizzato una serra e un impianto di irrigazione, piantato decine di alberi, costituito la società… I dipendenti hanno accolto con favore l’iniziativa della Social Farm dando ciascuno il proprio contributo. Poi il lavoro è ripreso, per fortuna, ma il progetto va avanti con un aiuto esterno e uno scopo in parte rimodulato. Si continua a seminare e a raccogliere; oggi abbiamo anche 70 galline da uova con tanto di nursery per i pulcini! Tutto quello che produciamo – zucchine, pomodori, spinaci, cardi, broccoli… coltivati senza l’ausilio di pesticidi o fertilizzanti chimici – lo mettiamo in vendita sul territorio e i nostri dipendenti, chiaramente, hanno il diritto di prelazione sull’acquisto a un prezzo di favore</em>”.</p>
<h2><span style="color: #99b812;">Il percorso si struttura</span></h2>
<p>È questa la <strong>sostenibilità sociale</strong>? Secondo <strong>Francesca Rulli</strong>, CEO di Process Factory, per un’azienda impegnata a dimostrare il proprio impatto positivo, investire sulle persone e sul loro senso di appartenenza è un fattore-chiave. “<em>La Vasino Social Farm è un esempio eclatante di questo approccio, sempre rispettoso e doppiamente meritevole per il contributo di originalità e concretezza che porta con sé. L’Assessment 4sustainability che ha dato il via alla collaborazione ha consentito di dare una misura a tutto questo, evidenziando le priorità di azione per il futuro. Sarà bello lavorare insieme per realizzarle e costruire un modello compiuto di impresa sostenibile</em>”.</p>
<p>“<em>Quando mi domandano perché io mi sia impelagato in questa impresa – </em>sottolinea Renato Vasino<em> – rispondo ‘perché mi conviene’. Collaboratori coinvolti e partecipi sono una ricchezza per l’azienda, sono più soddisfatti e dunque più produttivi. È solo una parte del lavoro da fare, non è sufficiente questo per definirsi sostenibili… La sostenibilità è un obiettivo che deve impegnare l’azienda in modo strutturato su tante dimensioni diverse e di questo abbiamo piena consapevolezza. La collaborazione con Process Factory ci aiuterà a ridurre l’impatto della nostra produzione con gradualità ma determinazione, così da lasciare alle nuove generazioni un pianeta possibilmente migliore di quello che abbiamo trovato</em>”.</p>
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		<title>LANIFICIO DELL’OLIVO E 4SUSTAINABILITY: INSIEME SI CRESCE</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/lanificio-dell-olivo-e-4sustainability-insieme-si-cresce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Oct 2021 08:05:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[aziende 4S]]></category>
		<category><![CDATA[filiera sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Rulli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È una bella azienda di tradizione, il Lanificio dell’Olivo. Bella e lungimirante, perché la strada della sostenibilità l’ha imboccata quando [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/lanificio-dell-olivo-e-4sustainability-insieme-si-cresce/">LANIFICIO DELL’OLIVO E 4SUSTAINABILITY: INSIEME SI CRESCE</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>È una bella azienda di tradizione, il Lanificio dell’Olivo. Bella e lungimirante, perché la strada della sostenibilità l’ha imboccata quando il significato stesso del termine era noto ancora a pochi. Bella, lungimirante e intelligente, perché capace di dare struttura e continuità a questa <strong>scelta strategica</strong> anche attraverso i cambi di timone e assetto societario che hanno caratterizzato la sua storia recente.</p></blockquote>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Filati di qualità dal 1947</strong></span></h2>
<p>Lanificio dell’Olivo nasce nel <strong>1947 </strong>da uno <em>spin off</em> e si afferma nel tempo come azienda leader nella produzione di <strong>filati in lana fantasia</strong> e di<strong> tessuti in maglia</strong>. Negli anni Settanta, partecipa alla <strong>fondazione di Pitti Filati</strong>, la prima fiera internazionale del settore a cui non manca mai di partecipare presentando collezioni di anno in anno più innovative e sostenibili.</p>
<p>Negli anni ’80 e ’90, il Lanificio consolida la sua <strong>leadership</strong> nel mercato della produzione di <strong>filati </strong>di <strong>Alpaca</strong> e <strong>Mohair</strong> sia in Italia che nel mondo. E nel 2012, con l’acquisto di <strong>Karisma Srl</strong>, diventa la più grande azienda di ritorcitura del <strong>distretto tessile pratese</strong>, una delle più importanti in Italia.</p>
<p>La voglia di crescere e realizzare il fatidico<strong> salto di qualità</strong> si concretizza in due momenti storicamente decisivi: nel <strong>2017</strong>, a seguito dell’ingresso nel capitale di un fondo di investimento, si realizza il passaggio dal modello d’impresa a conduzione familiare tipico di tante piccole e medie imprese nazionali al <strong>modello di organizzazione manageriale</strong>, una trasformazione che preserva con attenzione, però, le <strong>competenze interne</strong> e le valorizza.<br />
Il secondo atto, nel <strong>2020</strong>, vede l’acquisizione del Lanificio da parte del fondo di <em>private equity</em> <strong><a href="http://www.ethica-group.com/investimenti" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ethica Global Investments</a></strong>, con una partecipazione del management. L’obiettivo è favorire lo sviluppo attraverso iniziative di crescita organica, ma anche attraverso scelte mirate a gettare le basi per fare dell’azienda un <strong>polo di riferimento in Italia per il filati di qualità</strong>.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Cultura sostenibile</strong></span></h2>
<p>Nel <strong>2016</strong>, Lanificio dell’Olivo comincia a strutturare con il supporto di <strong>Process Factory</strong> il suo impegno per la sostenibilità. Nasce così <strong>Going Green</strong>, un programma che copre tutti i settori chiave della sostenibilità, dalla responsabilità sociale alla riduzione del rischio chimico, alla tracciabilità, all’uso di energia pulita. L’adesione a <strong>4sustainability </strong>segna l’avvio di un piano operativo coerente, che supera la dichiarazione d’intenti implicita nel <strong>Detox Commitment di Greenpeace</strong>, sottoscritto quello stesso anno, definendo priorità, metodologie e strumenti concreti.</p>
<p><strong>Fabio Campana</strong>, socio e Amministratore Delegato di Lanificio dell’Olivo, ricorda l’importanza di questo passaggio che al suo ingresso in azienda, nel 2017, si era appena compiuto.<br />
“<em>Venivo da altri settori ancora estranei a certe tematiche</em>”, racconta. “<em>La filiera tessile non era troppo più avanti, peraltro… Il Lanificio dell’Olivo si è mosso tra i primi e con rigore, perché ha dato seguito a un impegno, quello con Greenpeace, che indicava nell’eliminazione delle sostanze chimiche in produzione il traguardo ideale, ma non la strada per arrivarci. Questa strada l’abbiamo individuata nella <strong>metodologia ZDHC</strong> e nel protocollo <strong>4s Chem</strong> di <strong>Process Factory</strong> che a quella metodologia s’ispira da sempre. Abbiamo scelto e stiamo portando avanti il percorso più impegnativo e più serio della <strong>trasparenza dei dati</strong>, della disponibilità a misurarci e farci misurare per individuare punti di forza e priorità di miglioramento. Quest’anno, sulla <strong>gestione chimica</strong>, abbiamo ottenuto il <strong>livello d’implementazione advanced</strong> di 4sustainability, un traguardo importante che premia <strong>una strategia trasversale</strong> anche alle altre dimensioni della sostenibilità</em>”.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Non solo chimica</strong></span></h2>
<p>Se la buona chimica è il fronte su cui è nata la partnership fra il Lanificio dell’Olivo e Process Factory, le <strong>vie possibili di collaborazione</strong> sono tante quante le iniziative in cui si struttura il framework 4sustainability. Le priorità del presente sono <strong>4s Trace</strong> per la tracciabilità dei processi produttivi, <strong>4s People</strong> per il benessere organizzativo e <strong>4s Materials</strong> per la progressiva sostituzione delle materie prime “tradizionali” con alternative a maggiore contenuto di sostenibilità. L’azienda toscana, qui, parte benissimo, avendo acquisito nel tempo <strong>numerose certificazioni</strong> a garanzia di un impegno che privilegia le fibre naturali biologiche, le fibre sintetiche da riciclo e fibre animali provenienti da allevamenti controllati e <em>cruelty free</em>.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Un cambiamento in due atti</strong></span></h2>
<p>“<em>Lanificio dell’Olivo è <strong>una delle prime aziende italiane a marchio 4sustainability</strong>, una delle prime a riconoscersi nel sistema di implementazione a monte</em>”, sottolinea Campana. “<em>È un framework impegnativo che non prevede scorciatoie e che proprio per questo è riconosciuto dal mercato, per il valore implicito nei suoi <strong>requisiti rigorosi</strong> e nei principi di <strong>trasparenza e disponibilità dei dati</strong> che servono per misurare le performance di sostenibilità. Siamo cresciuti insieme e insieme cresceremo ancora, credo, perché ci unisce la stessa visione”.</em></p>
<p><strong>Francesca Rulli</strong>, CEO di Process Factory, non dimentica l’incontro con l’allora Direttore Generale del Lanificio dell’Olivo <strong>Giancarlo Carlesi</strong>, capace di riconoscere i segnali del mercato e di tradurli in scelte e azioni rivelatesi poi lungimiranti. “<em>Tra Giancarlo e Fabio</em> – sottolinea – <em>si è realizzato un passaggio ideale di testimone. Se il primo ha gettato infatti le basi del cambiamento, Fabio si è reso protagonista di un’accelerazione importante, fondata sulla misurazione delle prestazioni realizzate nel concreto dall’azienda e sul coinvolgimento di tutte le funzioni aziendali. Per noi, una storia esemplare che merita di essere raccontata</em>”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/lanificio-dell-olivo-e-4sustainability-insieme-si-cresce/">LANIFICIO DELL’OLIVO E 4SUSTAINABILITY: INSIEME SI CRESCE</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
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		<item>
		<title>AZIENDE 4SUSTAINABILITY: TINTORIA 2000 TOCCA PER PRIMA IL TRAGUARDO DELL’ECCELLENZA</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/aziende-4sustainability-tintoria-2000-tocca-per-prima-il-traguardo-dell-eccellenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Sep 2021 13:52:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[aziende 4S]]></category>
		<category><![CDATA[chemical management]]></category>
		<category><![CDATA[filiera sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Rulli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tintoria e Finissaggio 2000 tocca per prima il traguardo dell&#8217;eccellenza nell&#8217;implementazione del progetto 4s Chem per l&#8217;eliminazione delle sostanze chimiche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/aziende-4sustainability-tintoria-2000-tocca-per-prima-il-traguardo-dell-eccellenza/">AZIENDE 4SUSTAINABILITY: TINTORIA 2000 TOCCA PER PRIMA IL TRAGUARDO DELL’ECCELLENZA</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Tintoria e Finissaggio 2000 tocca per prima il traguardo dell&#8217;eccellenza nell&#8217;implementazione del progetto 4s Chem per l&#8217;eliminazione delle sostanze chimiche tossiche e nocive dai cicli produttivi in coerenza con la metodologica ZDHC. Un risultato che parla al mercato di impegno, trasparenza e intelligenza manageriale.</p></blockquote>
<p>È notevole sotto molti punti di vista che la prima delle <a href="https://www.4sustainability.it/aziende-4s/"><strong>Aziende 4sustainability</strong></a> a raggiungere il <strong>traguardo dell’eccellenza</strong> nell’implementazione di un’iniziativa di sostenibilità e <a title="Chemical Management" href="https://www.4sustainability.it/diventare-chemical-manager-tutte-le-date-2022-del-training-zdhc/">Chemical Management</a> come <a href="https://www.4sustainability.it/chemical-management/"><strong>4s Chem</strong></a> appartenga a una categoria di imprese che fisiologicamente fanno un uso ampio e diffuso di <strong>prodotti chimici</strong> e sono per questo ritenute a priori poco sostenibili.</p>
<p><a href="http://www.tf2000.it/?ertthndxbcvs=yes"><strong>Tintoria e Finissaggio 2000</strong></a> smentisce allegramente ogni preconcetto, ottenendo nell’ultimo audit sul chemical management il <strong>livello Excellence</strong>. A farglielo meritare, non solo la conformità con i requisiti del protocollo 4sustainability, ma l’elevato punteggio ottenuto su quasi tutte le voci di valutazione.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Sul chemical management, ottimi numeri e ottimi voti</strong></span></h2>
<p>Nel campo della nobilitazione tessile, l’<strong>azienda biellese</strong> rappresenta un po’ un unicum, essendo specializzata nella tintura e nel finissaggio dei tessuti a maglia, nell’accoppiatura e nella stampa digitale. Attrezzata per lavorare praticamente tutte le fibre, mantiene un focus forte sulla lana e le fibre nobili come il cachemire.</p>
<p>Tintoria 2000 si distingue per l’attenta <strong>selezione dei prodotti chimici </strong>impiegati nei processi produttivi – prediligendo in larga parte quelli validati da <strong>ZDHC </strong>sulla <strong>piattaforma Gateway</strong> – e per la gestione capillare ed efficace dei materiali dei clienti, oltre che dei prodotti chimici di cui sopra, nelle varie fasi di trasformazione. Eccellente anche il <strong>rating sul monitoraggio degli scarichi idrici</strong>, che non registrando elementi sostanziali di criticità, sono la prova migliore di un’accurata selezione a monte delle sostanze utilizzate.</p>
<p>Gli indicatori di performance sono il cardine di un <strong>framework di implementazione</strong> come 4sustainability che l’azienda ha adottato nel <strong>2018</strong>, avviando con <a href="https://www.processfactory.it/"><strong>Process Factory</strong></a> una collaborazione sul <strong>chemical management</strong> destinata a estendersi anche ad altre iniziative della sua roadmap per la sostenibilità.<br />
L’<strong>attenzione all’ambiente</strong> viene però da lontano. Siamo negli anni Settanta, infatti, quando Tintoria 2000 si dota di un efficace <strong>impianto di depurazione</strong>, sul quale ha investito costantemente nel tempo per migliorarne le prestazioni. Tre anni fa, l’impianto viene sostanzialmente rinnovato integrando un’innovativa tecnologia per la <strong>microfiltrazione delle acque di scarico</strong>, che vengono trattate e in parte recuperate per uso interno, in parte restituite “pulite” all’ambiente.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Dino Masso: “La sostenibilità come opportunità e scelta culturale”</strong></span></h2>
<p>“<em>Per una tintoria, le acque di scarico sono fra i fattori di inquinamento più rilevanti</em>”, sottolinea l’Amministratore di Tintoria 2000 <strong>Dino Masso</strong>. “<em>Ecco perché ci teniamo tanto: perché su questo fronte possiamo incidere in modo significativo sulla riduzione del nostro impatto ambientale. E le <strong>analisi effettuate</strong> avendo come riferimento i requisiti del protocollo 4s Chem stabiliti in linea con la metodologia ZDHC stanno lì a dimostrarlo</em>”.</p>
<p>Altro fronte importante di impegno è la <strong>preparazione dei colori</strong>, che già dagli anni Novanta, in Tintoria 2000, avviene attraverso <strong>un sistema completamente automatizzato</strong> a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, senza bisogno di entrare in contatto con polveri ad altissima volatilità o altre sostanze potenzialmente pericolose.<br />
“<em>La sostenibilità è anche e soprattutto una questione di rispetto per le persone e di cultura aziendale</em>”, spiega Masso. “<em>Questo significa che deve permeare l’organizzazione in tutte le sue funzioni coinvolgendo le persone, appunto. Non è un caso se, coerentemente con i requisiti di 4s Chem, la <strong>formazione sulla sostenibilità</strong> è entrata in modo tanto importante nelle nostre politiche. E non è un caso se abbiamo introdotto in azienda la <strong>figura del Sustainability Manager</strong>: si tratta, anche qui, di una scelta di campo sostanziale, che formalizza la strategia dell’azienda verso la sostenibilità comunicando al mercato che certi processi sono presidiati con metodo e continuità</em>”.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>La partnership con Process Factory</strong></span></h2>
<p>La <strong>partnership con Process Factory </strong>è l’espressione fedele di questa visione. “<em>Credo che la sostenibilità sia un’opportunità, piuttosto che un vincolo. Trasformare in senso sostenibile il proprio modello di business ha certamente dei costi, ma questi costi sono ampiamente ripagati in termini sia di <strong>efficienza</strong> che di <strong>creazione di valore</strong>. In questo percorso </em>– conclude Masso –<em> la garanzia di un partner serio come Process Factory e di un sistema come 4sustainability è ciò che ha fatto la differenza. Non eravamo interessati all’ennesimo bollino, né abbiamo mai inteso la sostenibilità come operazione di marketing. Ci serviva un alleato attrezzato per realizzare con noi <strong>una strategia di sviluppo di ampio respiro</strong> incentrata sulla <strong>sostenibilità</strong>. Il tipo di risposte che cercavamo sul chemical management, nello specifico, l’abbiamo trovato nell’approccio ZDHC che il protocollo 4s Chem pienamente recepisce</em>”.</p>
<p><strong>Francesca Rulli</strong>, CEO di Process Factory e ideatrice di 4sustainability, ricorda l’incontro di qualche anno fa con Dino Masso e la sensazione immediata di affinità su un modello di sviluppo capace di integrare etica e business. “<em>L<strong>’attenzione all’ambiente e alle persone</strong> che Dino interpreta col suo lavoro non è fatta di parole, di iniziative spot o manifesti eclatanti </em>– sottolinea – <em>ma di processi efficienti, apertura alla collaborazione, alla trasparenza dei dati e a <strong>misurazioni strutturate degli indicatori di prestazione</strong> a cui fare riferimento per migliorare. Sono gli stessi principi su cui si fonda il sistema 4sustainability, un sistema che Tintoria interpreta con grande impegno anche come vantaggio competitivo, riuscendo ad essere d’esempio per tanti altri operatori della filiera</em>”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/aziende-4sustainability-tintoria-2000-tocca-per-prima-il-traguardo-dell-eccellenza/">AZIENDE 4SUSTAINABILITY: TINTORIA 2000 TOCCA PER PRIMA IL TRAGUARDO DELL’ECCELLENZA</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>EVENTO ZDHC PROGRESSING TO ZERO: IL SISTEMA 4S CHEM PER L’ECCELLENZA</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/evento-zdhc-progressing-to-zero-il-sistema-4s-chem-per-l-eccellenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Sep 2021 09:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[chemical management]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[filiera sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Rulli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.4sustainability.it/?p=93647</guid>

					<description><![CDATA[<p>In che modo la formazione può supportare brand e filiera nell&#8217;implementazione di un sistema per l&#8217;eliminazione delle sostanze chimiche tossiche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/evento-zdhc-progressing-to-zero-il-sistema-4s-chem-per-l-eccellenza/">EVENTO ZDHC PROGRESSING TO ZERO: IL SISTEMA 4S CHEM PER L’ECCELLENZA</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>In che modo la formazione può supportare brand e filiera nell&#8217;implementazione di un sistema per l&#8217;eliminazione delle sostanze chimiche tossiche e nocive in produzione? Quali sono, in questo senso, i riscontri di brand e filiera?</p></blockquote>
<p>Se ne è discusso il <strong>7 settembre</strong> all&#8217;evento <strong><em>ZDHC Progressing to Zero &#8211; Going beyond the foundations of Sustainable Chemical Management</em></strong>. L&#8217;occasione, più in particolare, è il panel moderato da <strong>Mariella Noto</strong>, Senior Implementation Manager di <strong>ZDHC</strong>, in cui <strong>Fabiana Morandi</strong>, Environmental Sustainability Supervisor del <strong>Gruppo Benetton</strong>, e <strong>Francesca Rulli</strong>, CEO di <strong>Process Factory</strong> e ideatrice del framework <strong>4sustainability</strong>, si sono confrontate esprimendo rispettivamente le posizioni dei brand e quelle di un service provider da sempre a fianco della <strong>filiera moda</strong> proprio nella realizzazione di progetti concreti di sostenibilità.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Il sistema 4s Chem</strong></span></h2>
<p>“<em>Da anni, con il nostro protocollo <strong><a href="https://www.4sustainability.it/chemical-management/">4s Chem</a></strong>, supportiamo brand e supply chain nell’implementazione della <strong>roadmap ZDHC</strong></em>”, ha sottolineato Rulli. “<em>La formazione è un driver fondamentale per accompagnare le aziende in questo percorso naturalmente teso all’eccellenza, è il primo passo per <strong>creare conoscenza e cultura</strong>, per <strong>incentivare la collaborazione tra diverse funzioni</strong>, per <strong>sostenere le aziende nel miglioramento dei processi</strong></em>.<br />
<em>Parlo di un complesso di attività – operative e di formazione continua – che consente di misurare risultati e progressi, aumentando la <strong>trasparenza</strong> dell&#8217;intera catena del valore. Tutte le responsabilità aziendali sono coinvolte per ottenere prestazioni sempre più qualificanti: dallo sviluppo del prodotto agli acquisti, alla gestione dei fornitori e del magazzino&#8230; Con 4s Chem – e il suo allineamento totale a ZDHC – vogliamo differenziarci in modo sostanziale da soluzioni una tantum che non permettono, di fatto, di crescere nel tempo</em>”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/evento-zdhc-progressing-to-zero-il-sistema-4s-chem-per-l-eccellenza/">EVENTO ZDHC PROGRESSING TO ZERO: IL SISTEMA 4S CHEM PER L’ECCELLENZA</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
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		<title>DUE DILIGENCE SU AMBIENTE E DIRITTI UMANI: LA GERMANIA BATTE SUL TEMPO L’EUROPA</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/due-diligence-su-ambiente-e-diritti-umani-la-germania-batte-sul-tempo-l-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Sep 2021 10:39:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[standard e linee guida]]></category>
		<category><![CDATA[filiera sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Rulli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se in Europa è slittata a fine anno la pubblicazione della proposta di legge che renderà obbligatoria per tutti gli [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/due-diligence-su-ambiente-e-diritti-umani-la-germania-batte-sul-tempo-l-europa/">DUE DILIGENCE SU AMBIENTE E DIRITTI UMANI: LA GERMANIA BATTE SUL TEMPO L’EUROPA</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Se in Europa è slittata a fine anno la pubblicazione della proposta di legge che renderà obbligatoria per tutti gli Stati membri la due diligence in materia di ambiente e diritti umani, la Germania si porta avanti con l’approvazione della <strong>Supply Chain Law</strong>. Licenziata dal Bundesrat il 25 giugno scorso, la legge introduce nuovi obblighi e responsabilità per molte multinazionali attive in territorio tedesco, candidandosi a fungere da modello anche per la normativa europea.<br />
Ma quali sono gli aspetti chiave della legge tedesca?</p></blockquote>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>1. Entità interessate e tempi di introduzione</strong></span></h2>
<p>A partire da <strong>gennaio 2023</strong>, la legge si applicherà alle società che hanno in Germania la sede legale, la principale sede operativa, la sede amministrativa e/o ogni filiale registrata e che sempre in Germania contano <strong>almeno 3000 dipendenti</strong>. Già da <strong>gennaio 2024</strong>, tale limite scenderà a <strong>1000</strong> dipendenti. Poiché la legge, inoltre, richiede alle aziende interessate di garantire che anche i loro fornitori, spesso di piccole dimensioni, soddisfino i nuovi requisiti, la nuova legge sarà di fatto rilevante anche per tante aziende con meno di 1000 dipendenti.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>2. Diritti umani e rischi ambientali interessati dalla nuova legge</strong></span></h2>
<p>La legge definisce i <strong>rischi per i diritti umani</strong> che prende in considerazione, includendo fra gli altri i rischi relativi al lavoro forzato e minorile, i rischi professionali e i danni ambientali che incidono sui diritti umani e qualsiasi altro atto od omissione di un’azienda che possa comportare una “violazione particolarmente grave” di un diritto umano.<br />
Quanto ai <strong>rischi ambientali</strong>, rientrano nella normativa quelli causati da inquinanti organici persistenti, da mercurio e da rifiuti pericolosi.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>3. Ambito dell&#8217;obbligo di due diligence</strong></span></h2>
<h3><strong>Attività proprie dell’azienda e attività dei fornitori diretti</strong></h3>
<h4><span style="color: #808080;"><em>Definire i rischi</em></span></h4>
<p>Alle società interessate dalla nuova legge viene richiesto di valutare i rischi per l’ambiente e i diritti umani riconducibili alle proprie attività e a quelle dei loro <strong>fornitori di primo livello</strong>. L&#8217;analisi dei rischi dovrà essere aggiornata annualmente e ogni qualvolta cambi il profilo di rischio dell&#8217;azienda, ad esempio a seguito del lancio di nuovi prodotti, progetti o attività commerciali.</p>
<h4><span style="color: #808080;"><em>Prevenire e mitigare rischi e violazioni</em></span></h4>
<p>Le aziende devono <strong>agire “senza indebito ritardo”</strong> per mitigare i rischi identificati. Tra le misure di mitigazione previste dalla legge sono inclusi, per esempio, l’assicurazione fornita dai fornitori diretti che opereranno nel rispetto dei diritti umani e degli standard ambientali e l’impegno a condurre sugli stessi fornitori audit periodici di controllo. Se una violazione nella catena di approvvigionamento si è già verificata o è ritenuta imminente, la società interessata dovrà porre in essere prontamente le azioni correttive più idonee a prevenire, interrompere o mitigare la violazione, inclusa – laddove necessario – la <strong>cessazione del rapporto d&#8217;affari con il fornitore</strong>.</p>
<h3><strong>Rischi nei livelli inferiori delle catene di approvvigionamento</strong></h3>
<p>Se un&#8217;azienda viene a “conoscenza comprovata” di una violazione dei diritti umani o degli standard ambientali da parte di uno dei suoi <strong>fornitori indiretti</strong>, deve procedere a un’analisi dei rischi, stabilire misure preventive adeguate nei confronti del fornitore indiretto e sviluppare e attuare un piano per gestire detta violazione.</p>
<h3><strong>Meccanismo di reclamo</strong></h3>
<p>Le società interessate devono definire per i propri lavoratori e per i lavoratori delle aziende della sua catena di fornitura una procedura di reclamo accessibile.</p>
<h3><strong>Report</strong></h3>
<p>Le società interessate dovranno <strong>riferire annualmente sulle attività di due diligence</strong> nell&#8217;anno fiscale precedente, pubblicando e rendendo disponibile per sette anni, sui propri siti web, la relativa reportistica. Le informazioni di cui si deve dare evidenza riguardano eventuali rischi o violazioni individuati dall&#8217;azienda, le misure adottate per adempiere agli obblighi di adeguata verifica, la valutazione sull’efficacia di tali misure e gli interventi di cui si prevede la successiva adozione.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>4. Sanzioni</strong></span></h2>
<p>L&#8217;inadempimento degli obblighi di legge può comportare a carico dell&#8217;azienda, per ogni violazione, <strong>sanzioni amministrative pecuniarie da 100.000 Euro a 8 milioni di Euro</strong>.<br />
Per le aziende con un fatturato medio annuo superiore a 400 milioni di Euro, la legge consentirà <strong>sanzioni fino al 2% del fatturato globale medio annuo</strong> per mancata adozione di azioni correttive laddove nell’operato proprio o di un fornitore diretto sia verificata una violazione dei diritti umani o degli obblighi ambientali definiti dalla legge. L’inosservanza della legge può comportare anche l&#8217;<strong>esclusione dagli appalti pubblici </strong>fino a un massimo di tre anni.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>5. Responsabilità civile</strong></span></h2>
<p>Gli individui che denunciano la violazione di un diritto umano fondamentale quale, ad esempio, il diritto alla vita, possono incaricare i sindacati o le ONG registrate in Germania in possesso di determinati requisiti a presentare in tribunale per loro contro <strong>richieste di risarcimento</strong>. Sebbene sia espressamente chiarito che la legge non introduce una nuova causa di azione, questa previsione aumenterà probabilmente il numero di <strong>azioni legali </strong>per presunte violazioni dei diritti umani.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>La situazione nel Vecchio Continente</strong></span></h2>
<p>Che a Bruxelles si decida o meno di allineare la proposta di legge europea al modello tedesco, le aziende interessate devono cominciare a prepararsi in vista della sua entrata in vigore, aggiornando se necessario le proprie politiche di due diligence in materia di diritti umani e di ambiente, i propri processi di valutazione e mitigazione dei rischi, i meccanismi di reclamo e le prassi di rendicontazione.<br />
Le imprese europee non ancora interessate, d’altra parte, farebbero bene a prendere spunto dalla legge tedesca come indicazione di ciò che potrebbe presto valere anche per loro. Ovunque, infatti, il tema della responsabilità delle aziende sulle proprie catene di approvvigionamento è pressante. Si segnalano iniziative legislative e campagne di valutazione sulla due diligence dei diritti umani in Paesi come <strong>Lussemburgo</strong>, <strong>Danimarca</strong>, <strong>Austria</strong>, <strong>Spagna</strong>. Extra UE, il dibattito è molto vivo anche in <strong>Svizzera</strong>.</p>
<p>Quale sia la tendenza lo si evince inoltre da leggi come quella britannica sulla schiavitù moderna (<strong><a href="https://www.gov.uk/government/collections/modern-slavery" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Modern Slavery Act</a></strong>), che impone alle aziende di comunicare come stanno contrastando il <strong>traffico di esseri umani</strong> e il <strong>lavoro forzato</strong> nelle loro catene di fornitura.<br />
Il <strong>Devoir de Vigilance </strong>francese richiede alle aziende di adottare misure concrete per rispettare la due diligence, che includano l&#8217;analisi dei rischi, la valutazione dei fornitori e i sistemi di denuncia.<br />
L’ultima <strong>legge olandese contro il lavoro minorile</strong> obbliga le imprese che vendono prodotti e beni di consumo a controllare i rischi del <strong>lavoro minorile</strong> e ad adottare idonee contromisure nei casi in cui vengano riscontrati.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Il sistema 4sustainability</strong></span></h2>
<p>Gradualmente ma inevitabilmente, tutte le imprese dovranno dotarsi di <strong>sistemi di monitoraggio</strong> delle proprie filiere sui temi della responsabilità sociale e ambientale, per dimostrare la concretezza di un impegno volto anche al <strong>coinvolgimento dei fornitori</strong>.</p>
<p>“<strong><a href="https://www.4sustainability.it/4-sustainability/"><em>4sustainability</em></a></strong><em> è un framework che risponde esattamente a questa necessità favorendo la <strong>collaborazione fra brand e filiera</strong></em>”, spiega <strong>Francesca Rulli</strong>, CEO di Process Factory e ideatrice del sistema 4s. Un sistema che supporta il brand nel processo di raccolta dati e monitoraggio dei propri fornitori e supporta la filiera nell’implementazione di progetti coerenti con le richieste di adeguamento dei brand a determinati requisiti.<br />
<em><br />
“Seguiamo da tempo l’iter legislativo europeo sulla due diligence e le iniziative che alcuni Stati membri stanno portando avanti ognuno con i propri tempi”, </em>prosegue Rulli<em>. “Tutte puntano di fatto allo stesso risultato e cioè a rendere obbligatorie prassi operative che il mercato ha già indotto le aziende più evolute ad adottare. Quello che colpisce favorevolmente della Supply Chain Law tedesca è il suo <strong>corposo apparato sanzionatorio</strong>, una dimostrazione della rilevanza che il legislatore attribuisce ai temi dell’ambiente e dei diritti umani per lo sviluppo economico. È evidente già oggi che nessuna azienda potrà dichiararsi sostenibile e risultare credibile se non si avvale di filiere ugualmente responsabili. La scelta dei fornitori deve essere coerente: in qualunque parte del mondo si produca, la valutazione non può e non deve essere di natura squisitamente economica</em>”.</p>
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		<title>CON L’AUTUNNO TORNANO I CORSI ZDHC: SCOPRI LE PROSSIME DATE!</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/con-l-autunno-tornano-i-corsi-zdhc/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2021 09:45:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[chemical management]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[filiera sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[ZDHC]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con oltre 40 sessioni all’attivo e più di 350 addetti della filiera moda coinvolti in percorsi di aggiornamento continuo sul [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/con-l-autunno-tornano-i-corsi-zdhc/">CON L’AUTUNNO TORNANO I CORSI ZDHC: SCOPRI LE PROSSIME DATE!</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Con oltre 40 sessioni all’attivo e più di 350 addetti della filiera moda coinvolti in percorsi di aggiornamento continuo sul <a title="Chemical Management" href="https://www.4sustainability.it/diventare-chemical-manager-tutte-le-date-2022-del-training-zdhc/">chemical management</a>, Process Factory ti aspetta in autunno con prossimi corsi accreditati ZDHC. Il fine, come sempre, è trasferire alle aziende del settore le conoscenze necessarie per gestire la graduale eliminazione delle sostanze chimiche tossiche e nocive dai processi produttivi.</p></blockquote>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Le date in calendario</strong></span></h2>
<p>Visto il grande interesse riscosso a maggio dalla sessione di lancio, il primo appuntamento d’autunno lo dedichiamo al corso avanzato ZDHC CMS TIG. A seguire, il modulo base dedicato all’industria conciaria <em>Introduction to Chemical Management for Leather Tanneries</em> e quello rivolto al settore tessile, <em>Introduction to Chemical Management</em>.</p>
<p>Il format per tutte le date è quello collaudato nell’ultimo anno e mezzo: corsi online in sessione unica ma articolata su tre giorni consecutivi, con <strong>slot di 2 ore e mezza</strong> ciascuno per favorire la frequenza e ottimizzare l’esperienza di apprendimento a distanza.</p>
<h3><strong>ZDHC CMS TIG (Chemical Management System Technical Industry Guide)<br />
4-5-6 ottobre 2021 – Corso Avanzato </strong></h3>
<p>Si tratta di un corso molto operativo che approfondisce la metodologia e gli strumenti sviluppati nel tempo da ZDHC e recepiti dal protocollo <a href="https://www.4sustainability.it/chemical-management/"><strong>Chem 4sustainability</strong></a>. L’obiettivo è fornire ai partecipanti le conoscenze necessarie per costruire un sistema di gestione delle sostanze chimiche in linea con la metodologia ZDHC, utilizzare gli strumenti messi a disposizione dalla stessa ZDHC e comprendere il Supplier to Zero Program fino al livello Aspirational.</p>
<h3><strong>Introduction to Chemical Management for Leather Tanneries<br />
25-26-27 ottobre 2021 – Corso Base</strong></h3>
<p>Il corso è strutturato per andare incontro alle specificità della filiera italiana e fornisce le conoscenze-base in materia di MRSL e valutazione del rischio chimico, mappatura dei processi e comunicazione tra gli anelli della filiera, chemical inventory, misure di mitigazione dell’impatto ambientale, ruolo del chemical manager, ecc.</p>
<h3><strong>Introduction to Chemical Management<br />
8-9-10 novembre 2021 – Corso Base</strong></h3>
<p>Il programma e le finalità del corso sono analoghi a quelli per la filiera della pelle. A cambiare è il settore di riferimento, sulle cui specificità ed esigenze i docenti tareranno la parte didattica e i momenti di interazione con l’aula, portando esempi pratici ed evidenziando problematiche e risvolti tipici della filiera tessile.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Perché iscriversi?</strong></span></h2>
<p>Perché l’aggiornamento continuo è l’unica via possibile per accrescere le performance di sostenibilità delle nostre aziende. E perché, al superamento dell’esame finale, ZDHC rilascerà un <strong>attestato internazionale di chemical manager valido 2 anni</strong>.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Cosa fare per partecipare?</strong></span></h2>
<p>Per partecipare, è necessario:</p>
<ul>
<li>registrarsi alla <a href="https://academy.roadmaptozero.com/"><strong>ZDHC Academy</strong></a> creando un proprio account; chi ne ha già uno attivo, può fare direttamente il login e selezionare il/i corso/i di proprio interesse</li>
<li>compilare in ogni sua parte la <a href="https://www.4sustainability.it/iscrizione-corsi-zdhc/"><strong>scheda di adesione online</strong></a> di Process Factory</li>
</ul>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Quanto costano i corsi?</strong></span></h2>
<p>Tutti i corsi hanno un costo di <strong>€ 300,00 + IVA</strong> ciascuno, comprensivo della quota destinata a ZDHC per l’emissione dell’attestato finale.</p>
<h3></h3>
<h3>Per maggiori informazioni: 055461947 &#8211; <a href="mailto:training@processfactory.it">training@processfactory.it</a>.</h3>
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		<item>
		<title>GRUPPO FLORENCE ADOTTA 4SUSTAINABILITY</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/gruppo-florence-adotta-4sustainability/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2021 18:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[aziende 4S]]></category>
		<category><![CDATA[filiera sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Rulli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.4sustainability.it/?p=92810</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per realizzare la sua strategia di sviluppo sostenibile, Gruppo Florence sceglie 4sustainability, il sistema e marchio che certifica le performance [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/gruppo-florence-adotta-4sustainability/">GRUPPO FLORENCE ADOTTA 4SUSTAINABILITY</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="color: #99b812;">Per realizzare la sua strategia di sviluppo sostenibile, Gruppo Florence sceglie 4sustainability, il sistema e marchio che certifica le performance di sostenibilità della filiera del fashion &amp; luxury.</span></p></blockquote>
<p>Il rilievo di questa alleanza consiste anzitutto nell’identità di una holding come <strong><a href="https://www.gruppoflorence.it/">Gruppo Florence</a></strong> che riunendo cinque importanti aziende della filiera moda italiana – <strong>Giuntini</strong>, <strong>Ciemmeci Fashion</strong>, <strong>Melys</strong>, <strong>Manifattura Cesari</strong>, <strong>Emmegi</strong> – produce capi di abbigliamento per i principali <strong>brand internazionali del lusso</strong>. E con essi direttamente si relaziona, ultimo anello di una filiera a monte che è chiamata a presidiare anche nel percorso di crescita.<br />
Di qui l’adesione al <strong>Commitment 4sustainability</strong>, individuato per sé e per tutte le aziende del gruppo come framework ideale per la transizione verso un modello di business concretamente sostenibile.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Gli step del percorso</strong></span></h2>
<p>Il progetto, pluriennale, è partito con alcune sessioni formazione interna sui temi-chiave della sostenibilità nel mondo moda, la <strong><a href="https://www.4sustainability.it/4-sustainability/">metodologia 4sustainability</a></strong> e i suoi sei pillar di implementazione, coinvolgendo tutte le <strong>funzioni aziendali</strong> interessate: Acquisti, Operation, Sviluppo Prodotto, Risorse Umane.<br />
In stretto raccordo con il Sustainability Social Responsibility and Compliance team di Gruppo Florence, si è proseguito quindi con l’organizzazione di una serie di incontri finalizzati a raccogliere quante più informazioni possibili dalle singole aziende sul loro stato dell’arte.<br />
Obiettivo: scattare <strong>una fotografia attendibile delle diverse realtà</strong> per conoscerne a fondo la struttura organizzativa e le buone pratiche già in essere in ambito di sostenibilità ambientale e sociale – una fotografia che fornisse gli elementi utili a definire una <strong>roadmap di gruppo</strong> e a individuare per ciascuna azienda <strong>progetti di implementazione</strong> specifici e coerenti fra i sei compresi nel sistema 4sustainability.</p>
<p>L’esito di questo processo di raccolta e analisi è stato presentato il <strong>27 luglio</strong> al management di Gruppo Florence.<br />
Le iniziative identificate come trasversali a tutte le aziende del gruppo riguardano l’<strong>ingaggio delle filiere a monte </strong>sui vari temi della sostenibilità, la riduzione dell’<strong>impatto ambientale</strong> in termini di consumi di acqua ed energia ed emissioni di CO<sub>2</sub> in atmosfera, la creazione di un sistema armonico di <strong>chemical management</strong> per l’eliminazione dai cicli produttivi delle sostanze chimiche tossiche e nocive, la <strong>crescita delle competenze e del benessere organizzativo</strong> con focus particolare sulla persona.<br />
Nella stessa sede si sono inoltre condivisi i progetti di implementazione rilevanti per le esigenze e le ambizioni delle singole aziende del gruppo.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Attila Kiss, CEO Gruppo Florence</strong></span></h2>
<p><strong>Attila Kiss,</strong> CEO di <strong>Gruppo Florence</strong>, crede fermamente nello sviluppo sostenibile del settore.<em> “Sosteniamo da tempo diversi progetti mirati a ridurre il nostro impatto ambientale o a migliore qualche aspetto della gestione delle risorse o dell’ambiente lungo la nostra filiera. Il motivo principale per cui abbiamo scelto 4sustainability è la volontà di affrontare i temi dell’etica e della sostenibilità con un metodo strutturato, esaustivo e misurabile. Gruppo Florence è un’iniziativa che punta a salvaguardare la filiera del Made in Italy, offrendo servizi efficienti e una reputazione che sia di garanzia per tutti i brand che si rivolgono a noi. Solo con un approccio di questo tipo possiamo essere sicuri di stare</em><em> investendo nella direzione corretta e di conoscere l’impatto reale dei nostri sforzi”. </em></p>
<h2><span style="color: #99b812;"><strong>Francesca Rulli, CEO Process Factory</strong></span></h2>
<p><strong>Francesca Rulli</strong>, CEO di <strong>Process Factory</strong> e ideatrice del sistema 4sustainability, non nasconde la soddisfazione per una partnership significativa anche per il caso scuola che rappresenta già in partenza. “<em>Con le sue aziende, Gruppo Florence riunisce tutta la complessità del processo produttivo, presidiando le diverse fasi che concorrono alla realizzazione del capo finito. L’esperienza che abbiamo acquisito negli anni lavorando a fianco di tante aziende diverse per tipologia di prodotto e collocazione lungo la filiera, abbiamo oggi l’occasione di applicarla a una realtà che è anche un modello unico di gestione. Poterne misurare i progressi per disegnare un percorso di crescita che tenda costantemente all’eccellenza ci sarà utile per crescere a nostra volta, rafforzando la solidità e l’unicità di un metodo riconosciuto da molti brand del settore proprio per queste sue caratteristiche</em>”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/gruppo-florence-adotta-4sustainability/">GRUPPO FLORENCE ADOTTA 4SUSTAINABILITY</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
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		<item>
		<title>L’ECCELLENZA DELLA FILIERA 4SUSTAINABILITY® A WHITE SUSTAINABLE MILANO</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/leccellenza-della-filiera-4sustainability-a-white-sustainable-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2021 13:44:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[aziende 4S]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[filiera sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Rulli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.4sustainability.it/?p=92300</guid>

					<description><![CDATA[<p>White Sustainable Milano &#8211; WSM Fashion Reboot, manifestazione-evento di White sull’innovazione sostenibile, torna dal 19 al 21 giugno in occasione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/leccellenza-della-filiera-4sustainability-a-white-sustainable-milano/">L’ECCELLENZA DELLA FILIERA 4SUSTAINABILITY® A WHITE SUSTAINABLE MILANO</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>White Sustainable Milano &#8211; WSM Fashion Reboot</strong>, manifestazione-evento di White sull’innovazione sostenibile, <strong>torna dal 19 al 21 giugno</strong> in occasione della <strong>Milano Fashion Week Men’s Collection</strong>. La rassegna, che vede <strong>Matteo Ward</strong> come direttore artistico, sperimenta per questa edizione un format 70 per cento digitale e 30 per cento fisico. In mostra, oltre 50 collezioni che si distinguono per il loro DNA artigiano e sostenibile e <strong>un ricco palinsesto di workshop e talk in presenza</strong> – dalla cornice di <strong>Fondazione Sozzani</strong> in via Tazzoli – e in diretta streaming.</p></blockquote>
<p>Il filo conduttore è mostrare, attraverso un’accurata selezione di <em>best practice</em>, quanto c’è di realmente virtuoso nella <strong>moda italiana</strong>: spazio, dunque, ai brand più attenti alla scelta di materiali a ridotto impatto ambientale e a processi responsabili e riflettori accesi sull’<strong>eccellenza della filiera</strong>, che molto può insegnare sulla sostenibilità fatta per <strong>progetti concreti e performance misurabili</strong>.</p>
<p>È esattamente questo il focus del talk <strong><em>Business sostenibile: brand e filiera insieme per la trasformazione</em></strong> che Process Factory è stata invitata a curare, per raccontare in che modo le aziende possono realizzare la trasformazione del loro business attraverso lo schema <strong><a href="https://www.4sustainability.it/4-sustainability/">4sustainability</a> </strong>e valorizzare l’esperienza di chi questo schema lo applica con successo.</p>
<p>Il <strong>21 giugno</strong> <strong>dalle 17.00 alle 18.00</strong> in diretta streaming, <strong>Francesca Rulli</strong>, CEO di Process Factory, coinvolgerà nel dibattito <strong>Stefano Albini</strong> (Presidente Albini Group), <strong>Andrea Crespi</strong> (Direttore Generale Eurojersey), <strong>Matteo Mantellassi</strong> (CEO Manteco) ed <strong>Ettore Piacenza </strong>(General Director Piacenza 1733), portavoce di quattro eccellenze della filiera italiana che stanno realizzando la trasformazione del loro business verso la sostenibilità anche attraverso <strong>4sustainability</strong>.</p>
<p><em>“L’industria della moda più di altre sta vivendo la trasformazione dei modelli di business come un’esigenza pressante, che richiede a <strong>brand e filiera</strong> un approccio necessariamente integrato e collaborativo”, spiega Rulli.<br />
</em><em>4sustainability è <strong>un marchio e un framework innovativo</strong> che garantisce la <strong>produzione sostenibile</strong> di brand e filiera. Un modello che il talk vuole raccontare dando voce ad alcune aziende tessili esemplari per intelligenza manageriale e continuità operativa e rappresentative, peraltro, di distretti e tipologie di prodotto diversi. Vorrei che ognuna di loro portasse sul tavolo il proprio contributo su temi come la <strong>conoscenza dei processi</strong>, la <strong>qualità e durabilità</strong> del prodotto come sinonimi veri di sostenibilità, i rischi del </em><strong>greenwashing</strong> <em>e la necessità di <strong>ridistribuire il valore </strong>lungo l’intera filiera. Vorrei soprattutto che le loro proposte arrivassero forti e chiare ai brand, che della Milano Fashion Week sono di fatto i padroni di casa</em>”.</p>
<p><span style="color: #99b800;"><strong><a style="color: #99b800;" href="https://www.wsm-white.com/it/calendario/business-sostenibile-brand-e-filiera-insieme-per-la-trasformazione" target="_blank" rel="noopener noreferrer">SEGUI LA DIRETTA! IL 21 GIUGNO A PARTIRE DALLE ORE 17.00</a></strong></span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/leccellenza-della-filiera-4sustainability-a-white-sustainable-milano/">L’ECCELLENZA DELLA FILIERA 4SUSTAINABILITY® A WHITE SUSTAINABLE MILANO</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>ECONOMIA CIRCOLARE: PRATO DÀ IL BUON ESEMPIO ALL’EUROPA</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/economia-circolare-prato-da-il-buon-esempio-all-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 May 2021 15:02:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[aziende 4S]]></category>
		<category><![CDATA[filiera sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Rulli]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel percorso verso l’economia circolare dettato dall’Unione Europea, l’Italia ha la fortuna di giocare in casa. Ad affiancare diverse realtà [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/economia-circolare-prato-da-il-buon-esempio-all-europa/">ECONOMIA CIRCOLARE: PRATO DÀ IL BUON ESEMPIO ALL’EUROPA</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>Nel percorso verso l’<a title="economia circolare" href="https://www.4sustainability.it/le-tre-r-dell-economia-circolare/">economia circolare</a> dettato dall’Unione Europea, l’Italia ha la fortuna di giocare in casa. Ad affiancare diverse realtà del distretto pratese è 4sustainability®, il primo marchio italiano ad attestare la sostenibilità delle aziende fashion &amp; luxury. <em>“Eccellenze come Manteco e Comistra ci dimostrano che la circolarità è un modello vincente”, </em>dichiara la fondatrice Francesca Rulli. <em>“Ora spetta alla politica passare dalle dichiarazioni d’intenti ai fatti, costruendo un quadro normativo all’altezza”.</em></strong></p></blockquote>
<p>Anche il tessile, alla pari dell’elettronica o degli imballaggi, è tra le “principali catene del valore” su cui l’Unione Europea ha impostato il suo ambizioso piano d’azione per <strong>l’economia circolare</strong>. Il motivo è presto detto: a partire dal 2000, con l’avvento della fast fashion, la produzione globale di capi d’abbigliamento è raddoppiata fino a sfiorare i <strong>100 miliardi di unità</strong>, proprio mentre scendeva del 36% il numero medio di utilizzi di ciascuno di essi. Secondo la <strong><a href="https://www.ellenmacarthurfoundation.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fondazione Ellen MacArthur</a></strong>, ogni anno i consumatori mandano in fumo<strong> 460 miliardi di dollari</strong> buttando nella spazzatura vestiti che hanno indossato solo una manciata di volte. Poi è arrivato il <strong>Covid-19</strong> che si è abbattuto sull’intero comparto con l’irruenza di uno tsunami: <strong><a href="https://www.mckinsey.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">McKinsey</a></strong> prospetta per il 2020 <strong>un crollo dei profitti globali pari al 90%</strong>, indicando l’Europa come la zona più in difficoltà viste le <strong>vendite in calo del 22-35%</strong>.</p>
<p><em>“Ora più che mai la moda è costretta a ripensarsi in fretta, abbandonando il modello lineare (produci, consuma e butta) e abbracciando il paradigma dell’economia circolare, in cui i capi vengono progettati nell’ottica di essere riparati, riutilizzati o riciclati”, </em>spiega <strong>Francesca Rulli</strong>, fondatrice e CEO della società <strong>Process Factory, </strong>proprietaria del marchio <strong>4sustainability®</strong> che garantisce l’autenticità del percorso delle aziende della filiera moda verso la sostenibilità.</p>
<h2><span style="color: #99b812;">Economia circolare? L&#8217;esempio &#8220;storico&#8221; di Prato</span></h2>
<p><em>“Sarà una transizione epocale, ma noi Italiani partiamo avvantaggiati perché un campione di economia circolare ce l’abbiamo in casa: è lo storico <strong>distretto tessile di Prato</strong>”, </em>continua Rulli. Con <strong>2mila imprese</strong> e <strong>oltre 15mila addetti</strong>, è il polo più grande d’Europa e resta il vero motore economico di territorio. Nel solo 2019 ha raggiunto i <strong>2 miliardi di dollari di export</strong>, cioè l’80% del totale provinciale (dati CDP – “L’economia toscana: le 5 eccellenze da cui ripartire”). Più volte il distretto pratese ha subito pesanti crisi, dal tracollo della domanda di lana negli anni Ottanta alla crisi finanziaria globale del 2009, fino al lockdown che ha costretto il 95% degli addetti a fermarsi. Ogni volta, però, ha reagito all’insegna dell’<strong>innovazione</strong>, della <strong>collaborazione di filiera</strong> e della <strong>sostenibilità ambientale</strong>.</p>
<h2><span style="color: #99b812;">Comistra: quattro generazioni di recupero virtuoso</span></h2>
<p>Proprio dal recupero degli stracci inizia un secolo fa la storia imprenditoriale della famiglia Tesi, da quattro generazioni alla guida di <strong><a href="https://comistra.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Comistra</a></strong>. <em>“La nostra azienda è nata con la missione di trasformare un problema, quello della gestione dei materiali a fine vita, in risorsa. Questo compito richiede tecnologie di primo livello e una profonda conoscenza dei materiali e dei mercati”, </em>spiega <strong>Fabrizio Tesi</strong>, titolare di Comistra. L’azienda recupera la lana da maglie e vestiti usati e le dà una nuova vita attraverso il suo impianto completo di carbonizzazione e stracciatura ad acqua, l’unico al mondo ancora operativo. Classificando gli stracci a seconda del colore e mescolandoli tra di loro, arriva a realizzare oltre 250 tonalità. <em>“Ci piace dire di essere sostenibili e circolari da quando nessuno immaginava l’esistenza di una green economy. Abbiamo voluto portare questa nostra vocazione a un livello successivo, iniziando un percorso con Process Factory che ad oggi si è concretizzato nell’implementazione del progetto <strong><a href="https://www.4sustainability.it/chemical-management/">Chem 4sustainability®</a></strong> per l’eliminazione delle sostanze chimiche tossiche e nocive dai cicli produttivi”</em>.</p>
<h2><span style="color: #99b812;">Manteco for Planet</span></h2>
<p>Sul fronte del chemical management si è impegnata anche <strong><a href="https://manteco.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Manteco</a></strong>, altra eccellenza pratese nella galassia di oltre 160 imprese che già hanno aderito alla <strong><a href="https://www.4sustainability.it/4-sustainability/">roadmap 4sustainability®</a></strong>. Il monitoraggio delle sostanze chimiche impiegate nell’intero ciclo di produzione (catena di fornitura compresa) è uno dei pilastri di un ampio percorso ribattezzato <strong>MantEco for Planet®</strong>. “<em>Manteco nasce sostenibile già durante la Seconda Guerra Mondiale, quando inizia la produzione di filati ottenuti dalla </em><em>rigenerazione di vecchi indumenti e coperte militari</em>”, racconta <strong>Matteo Mantellassi</strong>, CEO di Manteco. Nei decenni, l’azienda riesce a portare il riciclato alla moda di lusso, grazie a continue innovazioni e investimenti in nuove tecnologie che hanno come esito anche il deposito di diversi brevetti. “<em>Sempre in ottica di economia circolare, per concretizzare il nostro impegno nel ridurre gli scarti di produzione del settore abbiamo avviato due progetti che sono uno l’evoluzione dell’altro. Dopo aver portato a regime il riutilizzo dei nostri scarti di produzione, </em><em>con <strong>Project43</strong> recuperiamo, gestiamo e ricicliamo in modo totalmente tracciato anche i ritagli di confezione dei nostri clienti. Con Project53, invece, recuperiamo dai clienti anche i ritagli di confezione di tessuti prodotti da altre imprese e maglie invendute o difettate, creando da questi materiali sulla carta a fine vita nuovi tessuti di lusso</em>”.</p>
<h2><span style="color: #99b812;"> Serve un&#8217;accelerazione sul piano normativo</span></h2>
<p><em>“Questi esempi dimostrano in modo incontrovertibile che l’economia circolare non è un ideale ma una realtà”, </em>commenta <strong>Francesca Rulli</strong>. <em>“Affinché questi esempi virtuosi diventino sistema, però, serve un apparato normativo che li agevoli. Attualmente accade proprio il contrario perché dal 2017 gli scarti di lavorazione tessile sono inquadrati come rifiuti speciali, il che porta con sé una serie di adempimenti molto onerosi soprattutto per le microimprese che, in Italia, sono l’assoluta maggioranza. Mi sento quindi di sposare la battaglia che Fabrizio Tesi porta avanti in questo senso da tempo. Proprio di recente, il <strong>ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani</strong> ha tessuto le lodi della nostra cultura dell’economia circolare, promettendo di darle ulteriore impulso attraverso il <strong>recovery fund</strong>. Basterebbe qualche piccola <strong>modifica al Testo Unico Ambientale</strong> per spianare la strada a chi lavora con serietà per il recupero e il riciclo dei materiali”.</em></p>
<p>Da gennaio 2022, intanto, la raccolta <strong>differenziata dei “rifiuti tessili”</strong> diverrà obbligatoria. Un’altra occasione importante per <strong>innovare logistica e produzione</strong> massimizzando la riduzione di impatto ambientale sulle variabili acqua, energia ed emissioni di CO<sub>2</sub> riferibili alle pratiche di recupero e riuso.</p>
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		<title>FACCIAMO IL PUNTO SULLA TRACCIABILITÀ NEL FASHION</title>
		<link>https://www.4sustainability.it/facciamo-il-punto-sulla-tracciabilita-nel-fashion/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Beatrice Santini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Mar 2021 09:19:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[filiera sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Rulli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.4sustainability.it/?p=90558</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Global Compact delle Nazioni Unite definisce la tracciabilità come la capacità di identificare e raccontare la storia, la distribuzione, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <span style="color: #99b812;"><a style="color: #99b812;" href="https://www.globalcompactnetwork.org/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Global Compact delle Nazioni Unite</strong></a></span> definisce la<strong> tracciabilità </strong>come la capacità di identificare e raccontare la storia, la distribuzione, l’ubicazione e l’applicazione di prodotti, componenti e materiali per garantire l’<strong>affidabilità delle dichiarazioni di sostenibilità </strong>negli ambiti dei diritti umani, della salute e della sicurezza sul lavoro, dell’ambiente e dell’anticorruzione.<br />
In parole più semplici, la tracciabilità è ciò che consente al <strong>consumatore </strong>di conoscere le caratteristiche di un prodotto – inclusa l’osservanza delle leggi in materia ambientale e sociale da parte delle aziende produttrici – e di fare poi una <strong>scelta di acquisto consapevole</strong>. Si può sostanziare in <strong>etichette</strong> che descrivono la genesi di un vestito, per esempio, dalla selezione della materia prima al suo arrivo in negozio, attraverso un sistema di <strong>identificazioni registrate lungo l’intera filiera</strong>.</p>
<p>I vantaggi sono evidenti anche per i <strong>brand</strong> e le imprese del settore moda, per i quali tracciare i processi interni e monitorare i fornitori, coinvolgendoli nella <strong>trasformazione</strong> del proprio modello business in senso sostenibile, può rivelarsi cruciale.<br />
Scegliere la tracciabilità, per un brand, significa poter verificare la <strong>conformità</strong> di ogni fase della produzione alle normative nazionali e agli standard internazionali; significa migliorare la propria <strong>reputazione</strong>, rafforzare le relazioni con gli stakeholder e risultare più <strong>affidabili</strong>; significa gestire con <strong>efficienza</strong> la catena di fornitura e diminuire l’<strong>impatto dei rischi</strong> derivanti dalla complessità, dalla frammentazione e dalla dislocazione della filiera produttiva.</p>
<h2><span style="color: #99b800;"><strong>Gli ostacoli alla trasparenza</strong></span></h2>
<p>Elemento implicito della tracciabilità è la <strong>trasparenza</strong> e cioè la scelta di rendere disponibili le <strong>informazioni sul prodotto e sui processi necessari per realizzarlo</strong> a tutti gli attori di cui sopra, avendo cura che siano chiare, accessibili, comprensibili e confrontabili.<br />
La sfida è impegnativa per diversi motivi. Il primo l’abbiamo già introdotto e consiste nella diffusa e crescente<strong> frammentazione e complessità della rete produttiva</strong>, fatta di impianti e operatori dislocati in più parti del mondo e soggetti quindi a regole e standard diversi a livello regionale, nazionale e internazionale.</p>
<p>Un altro ostacolo è rappresentato dalle <strong>barriere tecnologiche</strong> e interessa soprattutto gli anelli della filiera che operano in paesi meno avanzati. Ma la tecnologia necessaria per la raccolta e lo scambio di dati e informazioni costa, anche laddove è accessibile, anche per chi sulla carta può permettersela.<br />
Ultimo, ma non per importanza, è poi il tema della <strong>privacy </strong>e della <strong>sicurezza dei dati</strong>, soprattutto quelli che, avendo un importante valore strategico per l’azienda, sono sottoposti a tutele della proprietà intellettuale.</p>
<h2><span style="color: #99b800;"><strong>La pagella ai brand di Fashion Revolution</strong></span></h2>
<p>Qual è la situazione attuale? Come si comportano le aziende della moda quanto a trasparenza e tracciabilità? Ogni anno, <strong>Fashion Revolution</strong> valuta gli sforzi dei brand in questo senso.<br />
Il <a href="https://www.fashionrevolution.org/about/transparency/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><span style="color: #99b812;">Fashion Transparency Index</span></strong></a>, in particolare, li misura su cinque dimensioni (Policy &amp; Commitments, Governance, Tracciabilità, Audit, Spotlight) e pondera i risultati per ottenere un punteggio totale. Ebbene, questo punteggio ha visto nel 2020 un aumento di due punti percentuale rispetto all’anno prima, <strong>dal 21% al 23%</strong>.</p>
<h2><span style="color: #99b800;"><strong>Il rating di tracciabilità</strong></span></h2>
<p>Per quanto riguarda la <strong>tracciabilità</strong>, più nello specifico, il <strong>punteggio medio</strong> è stato solo del <strong>16%</strong>, a fronte di un <strong>52%</strong> registrato a livello di <strong>politiche e di impegni aziendali</strong>. Letti insieme, i due punteggi suggeriscono l’esistenza di un divario ancora troppo marcato fra risultati e buone intenzioni.<br />
Preso singolarmente, invece, il basso dato sulla tracciabilità si spiega con il fatto che meno della metà dei 250 marchi intervistati rivela informazioni sulle aziende della propria catena di fornitura. Solo il <strong>40%</strong> pubblica le liste di <strong>fornitori di primo livello</strong> (Tier 1) e ancora meno – appena il <strong>24%</strong> – dichiara quali e quanti impianti di trasformazione includono le fabbriche di <strong>lavorazione a umido</strong>. Solo il <strong>7%</strong>, poi, nomina i <strong>fornitori di materie prime</strong>.</p>
<h2><span style="color: #99b800;"><strong>Il rating per le performance ambientali</strong></span></h2>
<p>E veniamo al capitolo ambiente del report di Fashion Revolution. Il <strong>78%</strong> dei brand intervistati pubblica proprie politiche di sostenibilità sull’uso delle risorse energetiche e sul contenimento delle <strong>emissioni di CO<sub>2</sub></strong>. Solo il <strong>16%</strong>, tuttavia, dà informazioni specifiche sulle emissioni di gas a effetto serra prodotte lungo la supply chain.</p>
<p>Stesso trend anche per la <strong>gestione delle risorse idriche</strong>: il <strong>52%</strong> dei brand dà evidenza delle sue politiche per un utilizzo più consapevole del’acqua, che nel <strong>42%</strong> dei casi sarebbero estese anche ai propri fornitori. Solo il <strong>31%</strong>, però, calcola l’impatto idrico dei propri stabilimenti e appena il <strong>14%</strong> pubblica annualmente la <strong>water footprint</strong> considerando anche le parti di lavorazione a umido della propria catena di fornitura.</p>
<p>Quanto ai <strong>rifiuti generati durante le fasi di produzione</strong>, il riscontro è sconfortante: solo il <strong>4% </strong>– 11 brand su 250 – ha divulgato i dati e solo il <strong>3%</strong> i volumi dei prodotti deliberatamente distrutti.</p>
<p>In chiave sociale, solo il <strong>6%</strong> dei brand dichiara una politica di <strong>pagamento dei fornitori</strong> entro 60 giorni. L’<strong>11% </strong>afferma di garantire i <strong>costi del lavoro</strong> senza rinegoziazione del prezzo e il <strong>23%</strong> un <strong>salario di sussistenza</strong> per i lavoratori della supply chain.</p>
<h2><span style="color: #99b800;"><strong>L’indagine di Planet Tracker </strong></span></h2>
<p>Altro report recente è quello della <em>think tank</em> finanziaria senza scopo di lucro <strong>Planet Tracker</strong>, che offre sul tema alcuni buoni spunti di riflessione.<br />
Lo studio si sofferma sul <strong>rischio idrico</strong> a cui sono esposte le aziende della filiera moda – quelle con lavorazioni a umido, in particolare – e su come tale rischio impatti a sua volta sugli investitori. La parte più interessante, a nostro avviso, è però quella che riguarda i brand, le iniziative che dovrebbero intraprendere per una <strong>gestione della risorsa idrica più sostenibile </strong>e, quindi, orientata alla tracciabilità.</p>
<p>Quella di Planet Tracker è una vera e propria <strong><em>call to action</em></strong> nei confronti dei brand, che hanno il potere economico e comunicativo per spingere la trasformazione dei modelli di business verso la sostenibilità.<br />
I brand, si legge nel report, dovrebbero estendere le informazioni sulla catena di fornitura oltre i fornitori di Tier 1, in modo che investitori, finanziatori e clienti possano comprendere la reale entità dei costi e dei rischi ambientali associati alla produzione.<br />
Dovrebbero assumersi maggiori responsabilità per le loro catene di fornitura, attraverso comportamenti di acquisto coerenti e <strong>un approccio di due diligence</strong> basata sul rischio lungo tutta la filiera.​<br />
Infine, dovrebbero destinare parte delle loro considerevoli risorse finanziarie a <strong>sostenere i fornitori</strong> per investimenti in nuove attrezzature e tecniche innovative. Mantenendo gli stessi prezzi al dettaglio, una riduzione dello 0,5% del margine operativo netto del brand (EBIT) consentirebbe di recuperare circa 220 milioni di USD per la supply chain.</p>
<h2><span style="color: #99b800;"><strong>Cosa fare: voce agli esperti</strong></span></h2>
<p>I numeri – e le interpretazioni dei numeri – mostrano un quadro piuttosto chiaro. È evidente, anzitutto, che non si può parlare di vera tracciabilità se ci si ferma al primo anello della catena di fornitura. “<em>Possiamo leggere i dati forniti da Fashion Revolution e Planet Tracker, tra gli altri, come un buon inizio</em> – commenta <strong>Francesca Rulli</strong>, CEO e Founder di <strong>Process Factory/4sustainability®</strong> – <em>ma c’è ancora tanta strada da fare. La sostenibilità e la tracciabilità che ne è alla base implicano infatti il coinvolgimento della filiera produttiva nella sua interezza, attraverso <strong>know how, metodologie e strumenti a supporto</strong>.</em></p>
<p><em>Le opzioni disponibili sono ancora poche… Ecco perché abbiamo deciso di inserire nella nostra roadmap per la sostenibilità un’iniziativa concepita proprio per il <strong>monitoraggio dei fornitori</strong> e la raccolta dei dati necessari per la loro valutazione. Questa iniziativa si chiama <strong>Trace 4sustainability® </strong>e configura un percorso strutturato per misurare i propri fornitori livello per livello, selezionando quelli a minor impatto ambientale e sociale. Il traguardo finale è la costruzione di <strong>un sistema premiante</strong> che distribuisca il valore sulle filiere più meritevoli, arrivando a comunicare al mercato la trasparenza di ogni scelta</em>”.</p>
<h4 style="text-align: center;"><a href="https://www.4sustainability.it/trace/"><span style="color: #99c200;">SCOPRI DI PIÙ SUL PROTOCOLLO TRACE 4SUSTAINABILITY<em><strong>®</strong></em></span></a><br />
<span style="color: #99c200;">PER LA TRACCIABILITÀ DEI PROCESSI E IL MONITORAGGIO DELLA FILIERA </span></h4>
<p>L'articolo <a href="https://www.4sustainability.it/facciamo-il-punto-sulla-tracciabilita-nel-fashion/">FACCIAMO IL PUNTO SULLA TRACCIABILITÀ NEL FASHION</a> proviene da <a href="https://www.4sustainability.it">4sustainability</a>.</p>
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