Il Parlamento Europeo ha fissato al 1° gennaio 2025 la data entro cui la raccolta differenziata dei rifiuti tessili diverrà obbligatoria, un orizzonte che l’Italia ha anticipato peraltro al 2022.

Si inseriscono in questo quadro le Linee guida per l’affidamento del servizio di raccolta degli indumenti usati, stilate da Utilitalia – la Federazione delle aziende che operano nei servizi pubblici di Acqua, Ambiente, Energia Elettrica e Gas – per indirizzare l’organizzazione del servizio di gestione integrandone le finalità sociali con principi di trasparenza, tracciabilità e legalità.

 

Qualche numero

Il diffondersi della fast fashion ha generato nel tempo un enorme volume di abiti a basso prezzo, che ha portato a una riduzione del ciclo di vita dei singoli capi e ad un aumento proporzionale di rifiuti tessili. In Europa, l’acquisto di abiti a persona è aumentato dal 1996 di oltre il 40%: si stima che ogni cittadino UE consumi annualmente quasi 26 kg di prodotti tessili e ne smaltisca circa 11 kg. La vecchia abitudine di regalare ad altri i vestiti dismessi è passata gradualmente di moda, soppiantata dal bidone della spazzatura. Esattamente l’opposto di quanto suggerisce il modello di economia circolare, fondata per l’appunto sul recupero, riuso e riciclo dei prodotti.

 

Le criticità della filiera di gestione

La gestione dei rifiuti tessili, va detto, non è banale. Fra le tante criticità da risolvere, c’è la pluralità di soggetti che operano nella filiera, attori solidali o con finalità di lucro che interagiscono fra loro spesso sovrapponendosi. Le maggiori zone d’ombra sono quelle legate alla destinazione falsamente solidale degli abiti usati: commercio in nero, false pratiche di igienizzazione, frodi doganali, reati fiscali…
Le Linee Guida di Utilitalia nascono come contributo tanto alla semplificazione quanto alla trasparenza della filiera. Un set di indicazioni utili per selezionare operatori onesti, efficienti e trasparenti, appunto, e migliorare il livello della concorrenza attraverso strumenti idonei di rendicontazione e informazione.

 

ReCom, un esempio virtuoso

Si chiama reCom, il progetto pilota sviluppato da Process Factory in collaborazione con Green Line per mettere a valore l’impegno delle aziende tessili nelle pratiche di raccolta, ottimizzazione e riciclo dei rifiuti. Sì, perché proprio le aziende del settore dovrebbero essere le prime a dare l’esempio trasformando gli scarti di lavorazione e confezione in risorsa.
Come funziona reCom? Gli step del protocollo, in estrema sintesi, sono quattro:

  1. L’azienda che decide di aderire al progetto sottoscrive un commitment, un impegno a integrare nelle proprie politiche i valori etici e di responsabilità sociale impliciti nel protocollo.
  2. L’azienda viene formata sulle buone prassi di gestione per l’ottimizzazione del processo di riciclo dei rifiuti e riceve la relativa procedura di gestione.
  3. Green Line raccoglie, seleziona e lavora i rifiuti in base alla loro composizione e destinazione trasformandoli in nuova materia prima.
  4. Process Factory produce un report annuale di valutazione dell’impatto ambientale del processo sulla base dei quantitativi conferiti a Green Line, dando evidenza dei risparmi conseguiti ed esprimendo un indice di sostenibilità calcolato sulle tre dimensioni-chiave della gestione dei rifiuti adottata: ambientale, sociale ed economica.