Lo sviluppo sostenibile, per citare la famosa Relazione Brundtland dell’ONU, è quel tipo di sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future. Capace di coniugare il profitto con il rispetto del pianeta e dell’individuo, trova la sua sintesi ideale nei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (UN SDGs).
Chi ne sposa i principi, deve intraprendere un percorso che richiede visione, metodo, capacità di coinvolgere la propria rete di fornitori e di esercitare la trasparenza, di mettersi alla prova interpretando la sfida della sostenibilità anche come stimolo all’innovazione di prodotto e di processo.

Se l’impegno è autentico, sostenuto da performance sottoposte a sistemi di misurazione affidabili, la ricompensa per chi lo pone in essere è enorme: in termini di reputazione, di qualità delle relazioni con gli stakeholder, di vantaggio competitivo. A decretarlo sono i consumatori e il mercato, che premiano le aziende autenticamente sostenibili – di ogni dimensione e comparto – a discapito dei ritardatari e di chi si limita a vuote dichiarazioni d’intenti.

L’industria del fashion & luxury è più di altre interessata al fenomeno, a causa dei danni da inquinamento derivanti dall’uso massiccio di risorse idriche ed energetiche e di sostanze chimiche nocive.
Gli studi ci dicono inoltre che rispetto a 15-20 anni fa, il consumatore medio acquista il 60% di capi in più, tenendoli per circa la metà del tempo. In futuro, il consumo di abbigliamento e calzature aumenterà dagli attuali 62 milioni di tonnellate a 102 milioni nel 2030, portando a +50% il consumo di acqua e a +60% le emissioni di anidride carbonica e la produzione rifiuti.

Continuare su questa strada sarebbe una scelta a dir poco autolesionista, con un impatto diretto sulla stessa marginalità delle aziende. Modificare il proprio comportamento porterebbe invece all’economia globale 160 miliardi di euro: mantenere costante il consumo d’acqua – i dati sono di Global Fashion Agenda – vale 32 miliardi, limitare la produzione di rifiuti 4 miliardi e controllare le emissioni di CO2 addirittura 67 miliardi.

Sono numeri pesanti… Ma i numeri possono diventare anche un potente alleato, capace di far emergere il merito e distinguere chi prende l’impegno seriamente dai professionisti del greenwashing. La condizione, naturalmente, è che dati e informazioni siano veritieri, rilevati, elaborati, monitorati e comunicati con regolarità e trasparenza.
È esattamente questa la sfida a cui è chiamato il mondo della moda. Se gli ultimi dieci anni, infatti, sono serviti per tracciare la strada, sviluppando metodi e soluzioni idonei a innescare il cambiamento, i prossimi dieci andranno dedicati a migliorare e misurare le performance, facendo affidamento su sistemi affidabili e condivisi.

Il documento in cui naturalmente confluiscono (o dovrebbero confluire) i cosiddetti KPIs – Key Performance Indicators è il Report o Bilancio di Sostenibilità. Se realizzato con metodo, il Report è uno strumento potente di comunicazione verso i clienti e di definizione e implementazione delle azioni di sviluppo sostenibile. Non un punto d’arrivo, dunque, ma un appuntamento ricorrente per ogni azienda che, volendo crescere integrando etica e business, riconosca la necessità di misurarsi e rimisurarsi nella massima trasparenza.

Costruito da Process Factory su questi principi, il Protocollo Reporting 4sustainability si caratterizza per un forte approccio metodologico, per il coinvolgimento di tutte le funzioni aziendali e per la centralità assegnata ai processi. Un piano di attività rigorose riferito nell’ispirazione e negli obiettivi agli SDGs e all’UN Global Compact, allineato allo standard globale per la reportistica GRI – Global Reporting Initiative, strutturato sulla raccolta dati per KPIs e oggi supportato da una piattaforma informatica per la loro raccolta e tracciabilità. Un percorso progettato e messo in opera per elevare il Bilancio di Sostenibilità da strumento di sola comunicazione istituzionale a guida per la generazione del valore.

Process Factory ha cercato un partner in grado di supportare tecnologicamente il suo Protocollo Reporting 4sustainability e l’ha trovato in Fabrica Lab, società specializzata nella progettazione di soluzioni di Business Intelligence, Big Data, Data Integration Tools, Product Lifecycle Management, Corporate Performance Management e Identity and Access Management.
L’unione di risorse umane e competenze ha dato vita a un nuovo software web collaborativo e multicanale che innova in termini di concept e tecnologia un processo condotto oggi in modo per lo più manuale. Obiettivo ultimo della piattaforma, che sarà presentata a breve con riferimento proprio al settore del fashion & luxury, è ottimizzare le attività di reporting, semplificando la compilazione dei dati e rendendo tale processo più accurato e rapido e più solido il complesso delle informazioni.
Le aziende, in definitiva, hanno bisogno di questo: di strumenti efficaci ma snelli, facili da utilizzare e dunque di reale supporto al miglioramento delle prestazioni di sostenibilità.

Francesca Rulli, Founder & CEO Process Factory / 4sustainability®